TORNA LA NAPOLI DI MATILDE SERAO

 

Donna Matilde era una figlia del popolo, nata da un esule napoletano e da madre greca. Nessuno decantò le sue fattezze, né Matilde Serao fece molto per apparire bella, con la sua mole presto dilagata e con i buffi cappelli che indossava. Era tuttavia una donna fascinosa e femminile, nella sua passionalità, nella sua gelosia, nelle cure amorevoli e severe che riservava ai propri figli. Nei ritratti da giovinetta, prima di gonfiare il suo profilo, manifesta una bellezza fiera, il bell’ovale, gli occhi vivaci e una franchezza d’espressione e di linguaggio, una risata schietta, inseguita da parole profonde, acute, amare, che lasciarono il segno in quanti la conobbero. Ogni battaglia, ogni ora di lavoro ella divise con Eduardo Scarfoglio, mentre con prodigiosa energia stendeva migliaia di pagine, centinaia di novelle e rubriche mondane. La sua vasta e variegata produzione letteraria raggiunge l’apice nelle pagine che ritraggono l’ambiente popolare napoletano, fitte d’introspezioni e analisi psicologiche, che si fanno più acute nella descrizione di personaggi femminili. Siamo nei fasti della belle epoque, l’ambiente di Napoli era tra i più fervidi, artisti e letterati si davano appuntamento nei caffè o nei teatri per animare un dibattito culturale che guardava oltre i confini del Regno. Era, tuttavia, un ambiente turbolento e sconquassato, dove alla miseria nera della plebe si opponeva l’ozio dorato delle classi agiate: fossero latifondisti o progressisti, nostalgici dei Borbone o sostenitori dei Savoia, i patrizi napoletani erano tutti alieni dai rischi dell’imprenditoria.

Oggi l’Istituto Grafico Editoriale Italiano, diretto da Rodolfo Rubino, rende omaggio alla grande narratrice con un’accurata riedizione di “All’erta, sentinella!”, “Terno secco”, “Trenta per cento” e “O Giovannino o la morte”. Le quattro novelle, pubblicate per la prima volta nel 1889, sono riproposte con il titolo di “Racconti napoletani” ed un ampio saggio introduttivo di Monica Rubino. L’editore ha scelto di lasciare invariati i tratti grafici dell’uso ottocentesco ed ha cercato, sulla base di un’analisi filologica, di identificare le diverse redazioni del testo e quindi ricostruire lo schema originale.

“All’erta, sentinella!” è l’amaro racconto di una tragedia consumata nel bagno penale di Nisida, nell’ambiente mesto dei soldati e dei galeotti. La vita dell’isola è scandita dalle voci sonore, monotone, squillanti delle sentinelle, che suonano come urla laceranti alle orecchie desolate di Cecilia, la moglie del capitano. Il racconto ruota intorno all’amore impetuoso, alla sensibilità ferina che anima il suo corpo gracile, corpo di una popolana che conserva nell’intimo le sue radici.

Le altre novelle raccontano una Napoli perduta, genuina e spontanea, dove realmente si lotta per il pane. La città si presenta come un magma difficile a districarsi, dove il lotto è l’unica via per realizzare i sogni, la fortuna crudele beffa gli onesti, i deboli soccombono e le matrigne trionfano. Non è il teatro di Scarpetta o De Filippo, dove tutto si risolve in favore dei buoni; nelle crude pagine della Serao c’è l’analisi impietosa e verista di una società malata.

 

Marco di Mauro