IL MUTO RACCONTO DI MELISSA KRETSCHMER

 

Una sovrapposizione di materiali che allude al fare incessante dell’uomo, che sedimenta le proprie esperienze senza mai rimuoverle, consapevole della ciclicità della storia umana. Qui risiede il significato dell’opera di Melissa Kretschmer, in mostra fino al 9 dicembre presso la galleria Alfonso Artiaco di Napoli.  L’artista californiana realizza dei pannelli multi-strato, composti da tavole di compensato, fogli di carta, grafite e cera liquida, che ritrovano l’unità nella geometria della composizione astratta. Ma se, nella visione frontale, l’unità è garantita dalla composizione minimalista, invece la visione laterale evidenzia la frammentarietà dell’opera, simile ad un libro non rilegato ove l’artista, confusamente, racconta se stessa. E il racconto si snoda tra mille ostacoli, fratture e suture, dietro una rassicurante tavola di compensato, scandita da linee-forza in apparente equilibrio.

La cera d’api, fusa e spennellata in superficie, si contrappone al profondo nero della grafite, creando speciali effetti luministici. La cera disciolta – elemento costante dell’opera di Melissa per la sua variabilità di luce e di colore – idealmente continua a emanare calore, quel calore che è vita, è spiritualità, in aperto contrasto con la rigorosa geometria della composizione. Proprio i vividi riflessi della cera prendono il sopravvento sull’opacità del legno e sul nero impenetrabile della grafite, a dimostrazione della forza preponderante dello spirito sulla materia inerte.

 

Marco di Mauro