I COLORI PSICHEDELICI DI MICHAEL PHELAN

 

Il movimento hippie attinse dalla cultura indiana la tecnica del tie-dye, che consiste nell’annodare e immergere nella candeggina i tessuti colorati. Tale procedimento assumeva un valore speciale, quale rimando a una cultura pacifista e antimaterialista che tanta linfa aveva dato ai moti del ’68, attraverso l’esempio di Gandhi e Nehru. Oggi il tye-die è degradato a fenomeno di costume, fino ad approdare sulle passerelle dell’alta moda, nelle ultime collezioni di Miuccia Prada e di Nicolas Ghesquière. In questa accezione, svuotata di ogni valenza politica e culturale, il tie-dye è ripreso dall’artista texano Michael Phelan, in mostra fino al 15 giugno presso la galleria Changing Role di Napoli. Phelan presenta otto tele di lino con anelli concentrici dai colori psichedelici, in cui si perpetua un motivo arcaico e denso di significati: la spirale, che allude al ripetersi ciclico della vita, lungo un percorso crescente o decrescente, dalla luce alle tenebre e viceversa. La spirale richiama i tatuaggi delle culture polinesiane e precolombiane, ma anche l’opera di maestri contemporanei come Domenico Bianchi e Mimmo Paladino. Dunque Phelan, mediante una tecnica popolare che lambisce i territori della pop-art, si pone sulla lunga scia dell’astrazione americana e conduce una ricerca sul potenziale espressivo del colore. L’essenza della sua pittura abita nel moto rotatorio e centrifugo dei colori accesi, in cui si realizza una dimensione onirica dove l’occhio dello spettatore si perde e si confonde.

Insieme alle tele, Michael Ohelan presenta due installazioni, composte da bandiere col volto di Che Guevara o di Bob Marley. Le bandiere sono sostenute da canne di bamboo inclinate, che si reggono l’una sull’altra, a suggerire i fragili equilibri che governano la società moderna.

L’artista, che attualmente risiede a New York, è stato invitato alla collettiva “Triumph of Painting: Abstract America”, presso la Saatchi Gallery di Londra.

 

Marco di Mauro