AL MASCHIO ANGIOINO LE VENERI DI MILOT

 

Nel 1458 l’eroe albanese Skanderbeg varcava la soglia del Maschio Angioino, per sostenere il re Ferrante contro il rivale Giovanni d'Angiò. Oggi Milot Alfred Mirashi, artista di punta dell’Albania moderna, varca la medesima, gloriosa porta per presentare le sue opere al pubblico partenopeo. “Le Veneri di Milot” – questo il titolo della mostra, a cura di Massimo De Simone – sono esposte fino al 28 settembre al primo ed al terzo piano del castello.

Milot nasce nel 1969 sulle sponde del lago di Scutari, da una famiglia di antichi feudatari, frequenta il liceo artistico di Durazzo e sbarca in Italia nel 1991. La sua prima tappa è Napoli, dove può ammirare dal vivo le opere di Caravaggio, poi si trasferisce a Firenze e a Milano, dove segue i corsi dell’Accademia di Brera. Determinanti anche i soggiorni a Barcellona e New York: suggestioni della fantasia creativa di Mirò e Gaudi, come dell’espressionismo astratto di Rothko e Sam Francis, sono ben presenti nelle tele dell’artista albanese.

I dipinti di Milot sono contrassegnati da una stesura informale, in cui si percepiscono accensioni cromatiche e sottili velature associabili a paesaggi e ricordi d’infanzia. Un ricordo che affiora spesso è la trama degli abiti tradizionali albanesi, che sua madre ricamava in occasione di matrimoni ed altre ricorrenze. L’artista accumula e sedimenta, come reperti emotivi che affiorano dall’inconscio, modulate stesure di colore e incisivi contrappunti segnici. In un angolo della tela affiora costante un inserto figurativo, che rimanda ai miti, le divinità, gli eroi del mondo antico. Milot, che proviene da una terra di confine tra la Grecia e l’Italia, sente la cultura classica come fattore inalienabile della propria identità.

“L’attuale mostra – osserva il critico Francesco Poli – rappresenta per l’artista albanese un punto di arrivo, perché è il primo risultato maturo e stilisticamente incisivo di una ricerca ormai lunga, ed anche un punto di partenza, perché è a Napoli che ha trovato le migliori condizioni, materiali e culturali, per lavorare finalmente con sistematicità. È qui nella città partenopea, erede di stratificazioni ed incroci storici millenari, che Milot ha raggiunto una precisa coscienza di ciò che vuol esprimere nella sua pittura, e cioè il significato profondo dello spirito mediterraneo alla radice della sua esistenza.”

 

Marco di Mauro