I MUTAMENTI DI MONICA BIANCARDI A CASTEL SANT’ELMO

 

L’antico motto di Eraclito, “panta rhei”, sembra essere la chiave di lettura della realtà secondo Monica Biancardi, in mostra fino al 30 gennaio al Castel Sant’Elmo di Napoli. Quel flusso di energia che determina i processi di creazione, sviluppo, mutazione della natura, in una catena infinita di relazioni intrinseche e dinamismo attivo, in cui nulla nasce e nulla muore ma tutto si trasforma, è il filo conduttore della mostra fotografica. L’artista illustra in tre sequenze di immagini i mondi animale, vegetale e minerale, tre metafore della storia umana, che si ripete ciclicamente e si rigenera dalle sue ceneri come l’araba fenice. Ogni sequenza si compone di nove fotografie di grande formato ed un video con immagini in dissolvenza, le quali rappresentano il trait d’union tra un ciclo ed un altro, tra uno stadio ed un altro della vita cosmica. La metamorfosi è il filo rosso che lega il passato, il presente e il futuro lunga una via retta, infinita, in una percezione laica e immanente della realtà.

Le riprese fotografiche, realizzate con sapiente uso delle tecniche e studio della composizione, rivelano una concezione introspettiva della fotografia come ricerca nelle cose esterne di ciò che è dentro di sé. Monica Biancardi riconosce, nei processi di evoluzione naturale, i segreti meccanismi che regolano l’esistenza propria e della società in cui vive. L’artista è consapevole di vivere alla fine di un’epoca, sull’orlo di una crisi politica e culturale da cui nascerà una società nuova, migliore o peggiore ma sicuramente diversa dall’attuale. L’alternanza di bianchi abbacinanti e neri impenetrabili è il presagio di un futuro a tinte fosche dove, però, non mancherà ossigeno per alimentare la fiamma della speranza.

Il senso profondo di queste fotografie risiede nella capacità di negare lo “spettro dell’immagine” e ricondurla dal buio alla luce, attraverso l’interpretazione soggettiva che riconosce il cammino tortuoso dell’uomo nella selva di stalattiti, o la sua ferocia distruttiva negli spruzzi di lava incandescente, o la sua ostinazione a vivere nelle radici tentacolari che affondano nella terra umida.

 

Marco di Mauro