MURALESPANSO A DIAMANTE

 

In origine erano l’espressione del popolo contro il potere, un mezzo per rivendicare le tradizioni contadine e le capacità di autogestione dei villaggi. I murales messicani degli anni ’20 erano l’espressione di un’«arte sociale», che usciva dagli spazi chiusi dei musei e delle collezioni private per divulgare ideali di libertà, democrazia, giustizia, denunciando l’estraneità dello stato alle reali condizioni del popolo. Il muralismo approdò in Italia nel 1969, quando il gruppo anarchico milanese «Dioniso» dipinse, su una casa di Orgosolo in Barbagia, un affresco dalla forte connotazione politica e anti-governativa, ma la carica sovversiva dei murales era destinata ad attenuarsi negli anni ’70, quando le stesse amministrazioni iniziarono a commissionarli. Politici e imprenditori videro nei murales un possibile richiamo turistico per località depresse, come è accaduto a Diamante, perla della Calabria tirrenica. Qui si contano almeno centosessanta murales, che in parte rivestono i muri come pannelli decorativi senza alcuna pretesa, ma talvolta si caricano di valenze politiche e storico-culturali che il pubblico recepisce immediatamente. È il caso dei murales di Kadmon, che rappresentano la società calabrese in balia di se stessa, condannata all’immobilismo da una politica fallimentare, che non ha saputo creare occasioni di sviluppo. Anche i murales di Fasan sono impregnati di risentimento politico, che alimenta speranze rivoluzionarie e ansie di rinnovamento radicale.

Oggi il Comune di Diamante, su proposta dell’assessore alla cultura Battista Maulicino, ha deciso di incrementare la tradizione dei murales con il progetto “Muralespanso”, a cura di Gabriele Marino. Gli artisti coinvolti sono: Gennaro Caiazzo da Caserta, Gabriele Castaldo da Napoli, Paola Cioncolini da  Montevarchi,  Alessandra Cofone da Cosenza,  Francesco Corica da Roma, Gianni D’Adda  da Bergamo , Francesca Di Martino da Napoli, Antonio Fomez da Milano, Giorgio Grisafi da Roma, Mario Lanzione da Benevento,  Gabriele Marino da Caserta, Enzo Meroni da Cologno Monzese, Romualdo Schiano da Napoli e Marianna Tramontano da Salerno. A loro l’arduo compito di affrescare i muri dell’antico borgo, coniugando i valori estetici all’espressione di un contenuto alto, pregnante, universale, che induca i visitatori a riflettere sulla condizione storica e sociale della Calabria.

 

Marco di Mauro