LA CRISI DELLE IDEOLOGIE DI SCENA ALLA GALLERIA T293 DI NAPOLI

 

La crisi delle ideologie è di scena alla galleria T293, diretta da Paola Guadagnino, che presenta la personale dell’artista croato Nemanja Cvijanovic. La mostra gravita intorno ad una forte installazione, dal titolo “Natura morta”, che riproduce su lastra di alluminio una fotografia di Alberto Diaz Gutierrez. La foto ritrae una schiera di soldati e giornalisti che osservano attoniti il cadavere di Che Guevara, secondo un’iconografia ispirata ai compianti su Cristo morto. L’unico intervento dell’artista consiste nella foratura della lastra in corrispondenza dei volti dei testimoni. L’opera si completa quando il visitatore, ignaro del significato, presta il suo volto ai testimoni e si lascia fotografare. Allora l’evento tragico della morte del Che diventa il sipario di un teatro demenziale: il pubblico posa sorridente sul cadavere dell’eroe, come farebbe con i paladini della televisione. Con sofferta ironia, Nemanja denuncia l’inflazione dell’immagine del Che, decaduta a segno grafico da stampare sulle magliette o le copertine dei giornali. L’artista croato, che ha vissuto sulla sua pelle la deriva del comunismo, guarda con amarezza al tracollo dell’utopia e delle sue fideistiche aspettative. Il dilagare di nuovi idoli, di natura superficiale e consumista, alimenta la sua inquietudine, la sua sete di ideali, la sua nostalgia per il passato.

Il resto della mostra scivola, inesorabilmente, nelle maglie del déjà vu. La riduzione di falce e martello ad icona commerciale fu già operata da Andy Warhol, con esecuzione più curata e più efficace, alla fine degli anni Settanta. La lacrima sul volto di Marx rimanda all’opera di Innocente nella metropolitana di Napoli, che però è corroborata dall’intervento grafico dell’artista. Infine l’autoritratto con esibizione del pene, reso mediante un plottaggio su tela, è la versione inaridita di un tema che Lucian Freud ha espresso ai massimi livelli. Alla conclusione della visita, si ha l’impressione di aver visto quattro opere di quattro artisti diversi, data l’assenza di una cifra stilistica.

 

Marco di Mauro