L’ASTRAZIONE GEOMETRICA È DI SCENA AL MUSEO MINIMO

 

Il Museo Minimo di Fuorigrotta presenta, sino all’11 marzo, due possibili approcci all’astrazione geometrica: quello di Aurèlie Nemours, formatasi nella Parigi degli anni ’30, nel fervido clima dell’avanguardia storica; e quello di Roberto Sanchez, formatosi a Napoli negli anni ’70, mentre operava il gruppo di “Geometria e ricerca”.

La Nemours, che ha esposto nel 2004 al Centre Georges Pompidou di Parigi, riflette il suo temperamento schivo in una pittura ermetica, quasi minimalista. La supremazia di una sensibilità pura, che non ammette la linea obliqua, è la fonte che ispira i suoi esperimenti di costruzione e decostruzione. Nello spazio neutro e indifferenziato della tela si collocano forme piane, rigorosamente nere, definite solo da linee ortogonali: sono le forme-idee platoniche che adombrano l’essenza della vita, l’origine primigenia di tutte le cose possibili. Roberto Sanchez, lungi da un’asciugatura dei dati spaziali, tende ad arricchire le suggestioni geometriche con accostamenti di piani-colore a trama e inserisce il principio di scomposizione-ricomposizione tipico dell’anagramma, sostituendo alla parola l’immagine. La Nemours ci suggerisce il certo di una geometria definita, che tende a lasciarci fuori perché ostenta autosufficienza. Sanchez invece cavalca l’incerto, il provvisorio, cerca di coinvolgere il fruitore. L’una e l’altro però giocano sulla combinazione, evocano il “tangram”, antico gioco cinese basato su assemblaggi geometrici. La Nemours combina il rettangolo in incastri virtuali, per dare la sensazione di piani in cerca di significati, fino a contraddire l’iniziale staticità. Le forze divergenti delle linee orizzontali e verticali sono bilanciate nell’unità della forma, ma tendono ad uscirne per costruire nuovi equilibri. Il potenziale dinamismo sotteso alle scansioni astratte dell’artista francese diventa un fattore esplicito e determinante nell’opera di Sanchez, che ordina piani obliqui in moto perpetuo. L’artista napoletano guarda alla base geometrica scatolare non come elemento combinante definitivo, bensì come veicolo di aperture poetico-spaziali.

 

Marco di Mauro