GLI SMALTI DI NICOLA MOREA AL “RAMO D’ORO”

 

Non potevano passare inosservati gli smalti e gli acrilici di Nicola Morea, in mostra sino a ieri nella galleria “Il Ramo d’Oro”. L’artista barese ha ereditato la vena artistica da sua madre, creatrice di moda, e si è formato alla scuola di Don Pedro, egregio pittore venezuelano. I turbinosi intrecci di colore in cui dispone le sue pennellate sono ispirati all’action painting, tuttavia, l’occhio intravede nella fitta trama di segni un pensiero più sottile, che presiede alla disposizione delle linee ed alla composizione del quadro.  Non c’è il gesto immediato e istintivo dell’arte informale, bensì una stesura lenta e meditata che prende le mosse da una personale evocazione della natura. Nei suoi smalti dai toni brillanti si riconosce la natura delle Murge, generosa dispensatrice di vita, con i riverberi della luce sui campi e le venature sanguigne dei terreni argillosi. Il cielo si tinge di infinite gamme cromatiche, che variano dall’alba al tramonto, definiscono figure incorporee e suggeriscono una serie di echi, rimandi, consonanze. Così la visione di un mare in tempesta può tradursi nel “naufragio dell’olandese volante”, dove la nave ingoiata dalle correnti è piuttosto un’ombra che un’immagine definita.

I luoghi incontaminati intensificano l’innato misticismo di Nicola Morea, che approda ad una pittura lirica e visionaria, sospesa tra realtà ed immaginazione. L’artista, coraggiosamente, recupera un lontano sentire romantico che vede nell’arte la proiezione di se stesso, della propria intimità come specchio deformante del reale. I nostri occhi, catturati dalla temperatura dei colori, sono trascinati nel lento trapasso delle pennellate. E nel cogliere gli echi della pittura, ci accorgiamo di leggere la complessità di una visione, l’indeterminatezza del vivere e del percepire. L’opera di Nicola Morea nasce dal succedersi delle redazioni pittoriche sul ritmo armonico della composizione, che riflette i percorsi stratificati della mente. Noi, come geologi delle sue opere, dovremmo scomporre le redazioni pittoriche, individuarne la distribuzione e le reciproche relazioni. Infine ogni opera rivelerà il suo percorso di formazione.

 

Marco di Mauro