«NICOLA VACCARO, UN ARTISTA A NAPOLI TRA BAROCCO E ARCADIA»

 

Si deve a Ferdinando Bologna, nel 1958, il merito di aver acutamente delineato la figura di Nicola Vaccaro (1640-1709), uno dei maggiori pittori napoletani nel trapasso tra classicismo e barocco, con interessi crescenti verso l’Accademia dell’Arcadia. Il Bologna colse nella sua pittura il messaggio di una mentalità antica, adeguata per gradi al moderno, che si poneva in alternativa all’acceso e vibrante pittoricismo di Luca Giordano. Lo stile di Nicola Vaccaro affondava le sue radici nella lettura del Tasso o del Petrarca, nello studio dei classici e nell’intento di conciliare il buon disegno con il buon colorito, seguendo le orme del padre Andrea. Oggi Mariaclaudia Izzo dedica a Nicola Vaccaro una consistente monografia, edita a Todi per i tipi della Tau, che permette di far luce su molti aspetti finora oscuri del suo percorso artistico. Il volume, dalla raffinata veste grafica, è provvisto di un ricco apparato bibliografico e documentario e di un catalogo ragionato, che comprende anche le opere disperse e quelle di attribuzione dubbia o respinta.

La prima attività di Nicola Vaccaro si svolge all’ombra del padre Andrea, il quale, formatosi sui modelli del naturalismo caravaggesco, dopo il 1630 si orienta verso il classicismo di Guido Reni, con sensibili aperture al pittoricismo di Van Dyck. Andrea Vaccaro è il poeta di una placida e appagante quotidianità, che si carica di sensualità per approdare a quel ‘naturalismo classicizzato’, regolato da armoniose e ritmiche cadenze, in cui Raffaello Causa individuò la sua debolezza. Gli studi recenti, al contrario, hanno individuato proprio in quei caratteri di misurata compostezza e di lirico intimismo, i punti di forza del pittore napoletano. Ai «Percorsi di Andrea Vaccaro» è dedicato il terzo capitolo della monografia, a firma di Riccardo Lattuada, che ridiscute opere del pittore pubblicate in un precedente articolo di Vincenzo Pacelli. Inoltre Lattuada approfondisce i rapporti e le affinità elettive di Andrea Vaccaro con Reni, Stanzione, Vouet, Ribera, Cavallino, Van Dyck e il Monrealese, tracciando la complessa fisionomia di un pittore accademico – nell’accezione positiva del termine – che non ricerca necessariamente l’originalità, ma opera una costante riflessione sui metodi e gli stili dei maestri, che rielabora nell’atto quotidiano di produrre le proprie immagini. Lo stesso metodo è seguito dal figlio Nicola, che accentua la tendenza paterna a stemperare la rigidità e le crudezze del naturalismo, in direzione di un linguaggio basato sulla grazia dei gesti e la serenità degli stati d’animo. All’influenza del classicismo bolognese di Reni, Domenichino e dei loro seguaci napoletani, come Di Maria e Cozza, Nicola Vaccaro associa l’interesse per le nuove correnti classicistiche, tese a regolarizzare l’impeto barocco. Tra i rappresentanti di queste nuove correnti si ricordano Carlo Maratti, autore di un “Battesimo di Gesù” nella certosa di San Martino; e Giuseppe Indelli, seguace di Andrea Sacchi, del quale a Napoli si custodiva un “San Nicola” nella chiesa di Santa Maria del Popolo agli Incurabili.

Dal 1683 al 1689 Nicola Vaccaro, insieme con il mercante Francesco Della Torre e l’architetto Filippo Schor, svolge l’attività di impresario e scenografo per il Teatro di San Bartolomeo, che prima della fondazione del San Carlo era il principale teatro di Napoli. A questa attività Mariaclaudia Izzo dedica un’estesa trattazione, soffermandosi in particolare sulla collaborazione tra Vaccaro e Schor, basata sulla piena consapevolezza di quanto l’interazione delle arti potesse produrre. Una consapevolezza che discende certamente dalla feconda esperienza di Gian Lorenzo Bernini e Johann Paul Schor nel Teatro del Corso a Roma. Conclusa la parentesi teatrale, Nicola Vaccaro può dedicarsi con maggiore impegno alla pittura, facendosi interprete di quei precetti arcadici che apprende con largo anticipo sull’ambiente napoletano. Gli ultimi anni della sua vita, infatti, lo vedono attento precursore delle tendenze arcadiche che a Napoli saranno in seguito propugnate da Paolo de Matteis.

Altro aspetto non trascurabile che emerge, in particolare, da due schede a firma di Riccardo Lattuada, è l’attenzione di Nicola Vaccaro per le note stampe di Jacques Stella, forse derivate da un’idea di Poussin, sul tema dei giochi d’infanzia. Nicola rinunzia alla pedissequa imitazione dei modelli che traduce liberamente, mostrando notevole abilità nel variare le espressioni dei soggetti e nel conferire alle scene un gustoso impatto emotivo.

 

Marco di Mauro