L’ESPRESSIONISMO ARCAICO DI PAOLA CORDISCHI

 

Paola Cordischi è attratta dall’espressionismo arcaico dell’arte africana, aborigena, azteca, nativa americana. Al centro della sua riflessione è il recupero di una sensibilità primitiva, ingenua, naturale, contro le insidie di una civiltà materialista e superficiale. Le sculture e gli arazzi dell’artista romana condensano umori ancestrali e risonanze mitiche, tuttavia si prestano ad una lettura nuova, mai disgiunta dal sentire contemporaneo.

Il linguaggio primitivo, lungi dall’esprimere il fascino dell’esotico, costituisce un veicolo per indagare i recessi della mente, oltre il turbine di immagini in cui siamo avvolti. Con un linguaggio vigoroso ed incisivo, Paola Cordischi tende a riunire forma e concetto, gesto materiale e forza spirituale. La scelta dei materiali di recupero esprime, da un lato, la volontà di degradare la rete di segni di cui si serve la civiltà moderna, per svelare gli archetipi su cui si regge; e da un altro, la convinta opposizione al consumismo, alimentato dal sistema capitalista attraverso i media.

Un tema molto sentito dall’artista romana è quello della maschera, concepita come elemento catalizzatore di forze misteriose che l’uomo può captare dalla natura. Come nelle antiche civiltà, la maschera assume un ruolo magico, simbolico, rituale, e diviene l’incarnazione dello spirito.

L’opera di Paola Cordischi è un’immersione nelle sorgenti dell’essere, nello iato tra il cognito e l’incognito, nello spazio denso, oscuro, pullulante che Sant’Agostino definiva abyssus humanae coscientiae.

 

Marco di Mauro