“SMOKE RINGS” ALLA GALLERIA T293

 

S’intitola “Smoke rings” la personale di Paolo Gonzato allestita fino al 20 novembre nella galleria T293, in via dei Tribunali a Napoli. L’artista milanese, classe 1975, presenta cinque fogli di polietilene, lacerati da infinite bruciature di sigaretta e ridotti a scheletri fragilissimi.

Come nel mito di Sisifo, costretto in eterno a spingere un immenso macigno che, una volta giunto in cima, ricade inesorabile a valle, così nell’opera di Paolo Gonzato si assiste alla reiterazione del gesto, alla coazione a ripetere che annulla l’identità individuale. Una poetica dell’ossessione, che attraverso l’elementarità del gesto ripetuto, riduce il lavoro dell’artista a mera prassi. Il metodo dell’artista milanese ha illustri precedenti: da Niele Toroni a Daniel Buren, da Roman Opalka a Vanessa Beecroft, che sacrificano l’individuo in nome della clonazione o del gesto meccanico. La reiterazione tende all’infinito, incommensurabile rispetto all’artista, che subisce passivamente il proprio annullamento. Come il protagonista di “La coscienza di Zeno”, che spegne ogni impulso all’azione, ogni slancio ideale e si abbandona al vizio del fumo, così Paolo Gonzato esprime la nevrosi dell’uomo contemporaneo, che riduce la propria esistenza ad un meccanismo vuoto ed inanimato.

Le bruciature di Paolo Gonzato sono elementi di un rituale arcaico, che muta particelle di materia in fumo. Il fuoco non è fattore di distruzione, bensì di purificazione, il fuoco sublima la fragile materia plastica. La manipolazione delle cose, consumate e penetrate a fondo, ha come fine ultimo il recupero della loro struttura elementare, regolata da leggi semplici e altamente simmetriche.

 

Marco di Mauro