IL RITORNO DI PASQUALE CIUCCIO AL MASCHIO ANGIOINO

 

Ritorna a Napoli, con una mostra allestita al Maschio Angioino fino al 12 marzo, l’artista cinquantaseienne Pasquale Ciuccio, reduce da lunghi soggiorni in Inghilterra, Svizzera e Belgio.  Pasquale è approdato alla pittura analitica dopo aver sondato i territori dell’arte povera e minimale, di cui restano tracce evidenti nei blocchi di porfido grezzo e nelle uniformi stesure di colore che connotano il suo lavoro. La sua è una pittura minimale, rigorosa, pura, definita da campiture geometriche che accolgono il colore senza variazioni tonali, appena scalfito da punti neri che lasciano scorgere una superficie sottostante. Qui possiamo riconoscere una dimensione ulteriore, lo spazio segreto dell’inconscio, contrapposto alla ragione che presiede alla stesura del colore sulla superficie visibile. Il colore, nell’opera di Pasquale Ciuccio, rappresenta l’essere che si oppone al non-essere, la luce che trafigge il buio, lo spirito che affonda la materia e conquista la spazio. L’artista predilige il blu, nella sua tonalità più intensa, il colore del mare che bagna Napoli, ma anche il colore del silenzio, della contemplazione e della spiritualità al quale tende la sua ricerca artistica.

La pittura stessa diventa l’oggetto d’indagine di Pasquale Ciuccio, e perde ogni connotato di referenzialità, di rimando naturalistico o semplicemente realistico. L’artista pone l’accento sulla pratica pittorica ed i suoi meccanismi interni, fatti di relazioni tra gli elementi fondanti della pittura, vale a dire la superficie, il supporto, il colore e il segno. Ecco allora che la pittura non deve più rappresentare qualcosa per essere legittimata, ma è sufficiente che parli di se stessa, che indaghi il rapporto tra l’artista ed il supporto, tra il gesto dell’artista e la traccia che di essa rimane.

La mostra, a cura di Giorgo Bonomi, Franco Riccardo e Simona Ciuccio, è corredata di un elegante catalogo edito dalla Effeerre Edizioni di Napoli.

 

Marco di Mauro