PASSEGGIATA “EFFIMERA”, MA IN CERCA DI RISCATTO

 

Una volta la Biennale di Venezia era una manifestazione libera: ogni giovane artista poteva inviare alla commissione il suo pacco postale, con tre opere gelosamente imballate e un biglietto di presentazione. La commissione si riuniva alla Ca’ Giustinian per valutare le opere sottoposte all’accettazione, poi si trasferiva al ristorante “La Colomba”, dove stilava la lista degli ammessi. Oggi la commissione non esiste più, esiste solo una brigata di curatori autocratici che scelgono gli artisti in base ai rapporti personali o al curriculum. Chi opera ai margini dello star system non ha alcuna speranza di accedere alla Biennale, né ad analoghe manifestazioni come Manifesta o Documenta. Per reagire a tale stato di cose è nato, intorno alla cinquantunesima Biennale di Venezia, un arcipelago di eventi paralleli, spesso di rilievo internazionale. Tra questi annoveriamo la “Passeggiata effimera” allestita sino al 2 luglio a Montegrotto Terme, in provincia di Padova.  L’originale manifestazione, curata da Adolfina De Stefani e presentata da Giancarlo Da Lio, vede interagire i linguaggi dell’arte contemporanea in un continuum di spazi aperti e chiusi, che tendono a integrarsi in una sorta d’installazione collettiva.

L’attributo “effimero” non vuole sminuire il significato della kermesse, ma vuol essere una provocazione per una società che vive di eventi effimeri, di fugaci attrazioni che aspirano al solo compiacimento estetico. Molti gli artisti coinvolti nella manifestazione: Tiziana Baracchi, Gino Blanc, Gruppo Open, Gruppo Sinestetico, Mauro Bonaventura, Luca Callice, Luca Casagrande, Laura Cristin, Peter Küstermann, Antonello Mantovani, Gianluca Scordo, Gaia Zebellin ed altri. Gli artisti hanno concepito le proprie installazioni in sintonia con l’ambiente, dove l’uomo rinunzia a dominare per identificarsi nelle forze creative della natura, al pari di ogni essere vivente. In questo senso, la Passeggiata effimera” propone alla società occidentale una via di salvezza, di riscatto, di catarsi.

 

Marco di Mauro