LA FANTASIA IMMAGINIFICA DI PEPPE FERRARO

 

Si intitola “Stanze” la mostra di Peppe Ferraro allestita fino al 4 luglio, a cura di Enzo Battarra e Gaia Salvatori, presso gli appartamenti storici della Reggia di Caserta. L’artista marcianisano, classe ’46, espone una serrata selezione di opere che documentano la sua produzione storica e quella attuale, ben rappresentata dai cento acquerelli che ricoprono le pareti della prima sala. Questi cento acquerelli, febbrili costruzioni poetiche che si rincorrono senza tregua, ricordano la sequenza di fotogrammi dei “Prospero’s books” di Peter Greenaway e la sua concezione dell’opera come “illusione misurata in un rettangolo”.

La pittura di Peppe Ferraro ha un tono alto, è agitata da una congeniale emotività che ora sfuma nelle liriche trasparenze dell’acquerello e ora esplode, con la forza dell’interiore passionalità, in segni incisivi e guizzanti impressi sulla carta con robusto carboncino. C’è un sentimento onirico in questi acquerelli, che raffigurano, entro spazi prospetticamente definiti, cavalli che volano, pistole che sparano, sedie che si allungano fino al cielo, come sospinte da una tensione ascensionale che libera lo spirito. La figura umana, quando vi compare, è sospesa nel suo immobilismo, è una minuscola presenza che annega nel vuoto. Un vuoto sovrumano, quasi mistico, che non opprime la persona, ma sollecita la sua fantasia a evadere nei territori dell’immaginazione, ad alzare il velo di un mondo metafisico di cui normalmente ignoriamo l'esistenza. Il colore delle pareti non è altro che è una costruzione del soggetto, della sua fantasia che vivifica lo spazio vuoto e vi proietta i propri sentimenti. È difficile che le emozioni di Peppe Ferraro non si elevino a sentimento: vien dato pensare, di affermare senza indugio che infine le sue opere siano proiezioni del suo mondo interiore. Le “stanze” dipinte da Ferraro non sono luoghi fisici, ma luoghi mentali, sono gli spazi della memoria ove albergano i nostri sentimenti, le nostre passioni, i nostri impulsi sovente inespressi a causa delle costrizioni sociali.

 

Marco di Mauro