PEPPE PAPPA INCANTA I VISITATORI DI VILLA BRUNO

 

Si conclude stasera, nella superba cornice di Villa Bruno a San Giorgio a Cremano, la mostra personale di Peppe Pappa, che presenta un ciclo di grandi tele sul tema della liberazione della donna islamica. L’artista, assemblando le fotografie digitali con operazioni di collage e decollage, imposta una riflessione sulla dirompente sensualità della donna, che nemmeno il burqa può cancellare, e sul desiderio di libertà che, insito nella natura umana, nessun regime potrà mai spegnere. Attraverso squarci e finestre nei pesanti tessuti del burqa, Peppe ci mostra brani corporali di una fulgida bellezza, angeliche membra sotto una coltre funerea, che vuol imporre il marchio della vergogna e del peccato sulla purezza del corpo femminile.

Nell’opera di Peppe Pappa convivono due tensioni opposte: da un lato, una ricerca di bellezza, ma una bellezza terrena di cui si esalta la materiale carnalità; e da un altro, una ricerca di purezza che, ormai priva di ogni legame con il corpo, tende all’assoluto, al divino, al trascendente. Al pari del Faust di Goethe, dunque, l’artista appare in balia di due anime contrastanti: «La prima coi tenaci organi afferra il mondo, e stretta con ardor vi resta. L’altra fugge le tenebre, e la vedi levarsi altera alle paterne sedi».

La concezione dell’arte sottesa all’opera di Peppe è quella aristotelica, che mira ad «interrogare il possibile», ovvero a scavare nella realtà, attraverso una sottile indagine psicologica, per individuare una possibile interpretazione. Siamo all’opposto della concezione platonica, che pone l’arte sull’ultimo gradino della gerarchia ontologica, in quanto copia superficiale dell’essere, incapace di esprimere i significati profondi del reale.

L’opera di Pappa stimola una riflessione sul rapporto tra arte e vita, uno dei temi cruciali della ricerca artistica del secondo Novecento. A partire dalla filosofia di John Dewey, l’autore di «Art as experience», molte avanguardie europee ed americane, da Fluxus al Living Theatre, hanno cercato di far rifluire l’arte nella vita sociale, intesa come realtà dinamica, capace di reagire e interagire con l’artista. Peppe Pappa, invece, ha attuato il procedimento inverso, facendo rifluire la vita nell’arte, attraverso i ritagli fotografici che immette nelle sue opere, instaurando tra di essi inedite relazioni e nessi significanti.

 

Marco di Mauro