SCOPERTO UN CAPOLAVORO DI PIETRO SCOPPETTA

 

Un capolavoro inedito di Pietro Scoppetta, il pittore napoletano che più di tutti seppe incarnare gli ideali e l’estetica della belle époque, è stato appena scoperto in collezione privata nella provincia di Napoli. Il pregevole dipinto, un olio su tela raffigurante una Giovane donna, firmato “P. Scoppetta / Paris”, fu eseguito nella capitale francese nei primissimi anni del ’900, in quel fervido clima belle époque che alimentò i sogni di una generazione appena uscita da guerre, epidemie e rivolte. Nonostante la sostituzione del telaio, il dipinto si presenta in ottimo stato di conservazione, poiché gli interventi di restauro, che appena si percepiscono ai margini della composizione, appaiono del tutto irrilevanti.

L’autografia di Scoppetta è testimoniata, in modo inequivocabile, dalla freschezza, dalla rapidità e dalla sicurezza del gesto pittorico, nonché dalla corposità del colore denso e materico, steso sulla tela in modo volutamente disomogeneo. L’elegante posa del soggetto, che regge l’ombrellino con la mano sinistra e solleva un lembo della veste con la destra, rimanda fortemente a modelli di Giovanni Boldini, uno dei più stimati pittori italiani a Parigi, che a quel tempo lavorava col mercante Goupil. Ma Scoppetta, a differenza di Boldini, nell’accogliere la freschezza e il vitalismo dell’école de Paris, non tradì mai la solidità pittorica della sua formazione napoletana.

Il volto della giovane donna è incorniciato da un fastoso cappello, le cui falde, proiettando un velo d’ombra sugli occhi, alla maniera di Renoir, ne accentuano l’espressione dolce e malinconica. Con estrema cura, Scoppetta indugia nella descrizione dell’ombretto viola, che, secondo la moda parigina, colora le palpebre della giovane donna, esaltandone i lineamenti sottili e delicati.

Anche lo sfondo, in questo dipinto, acquista un ruolo di primo piano per la stesura mossa e sensibile, per i sapienti tocchi di colore ed i raffinati giochi di luce, che manifestano profondi legami con l’impressionismo francese. La figura non è ambientata in un salotto aristocratico, come i ritratti di Edgar Degas o quelli di scuola napoletana, bensì in una scintillante veduta urbana, memore delle poetiche composizioni di un Pissarro. Nella brulicante atmosfera notturna si riconosce un boulevard parigino, con i basoli bagnati dalla pioggia, in cui si riflettono le calde luci dei lampioni. Diverse figurine, sommariamente delineate eppure cariche di vita, animano la scena urbana e ci restituiscono l’immagine di Parigi a inizio ’900, la ville lumière che vide convergere artisti e letterati di tutto il mondo.

Il nostro dipinto, dunque, conferma l’immagine consolidata di Pietro Scoppetta come uno dei più sensibili interpreti dei personaggi femminili, puri ed eleganti nei loro esili corpi, fasciati da morbidi panneggi dall’andamento spezzato e irregolare. In queste composizioni ‘da taccuino’, a volte interamente giocate sui toni del giallo o del viola, il pittore amalfitano ci trasmette l’immediata registrazione di un carattere, di un tipo femminile attraverso rapide segnature, fulminee notazioni, sintetici scorci e vibranti colorazioni di tocco.

La centralità della donna nella produzione di Scoppetta non è mera conseguenza di una scelta estetica, ma il riflesso di uno spirito romantico e passionale. Il pittore, infatti, ebbe un’intensa vita sentimentale, che culminò in tarda età nella purissima storia d’amore per una giovane e aristocratica allieva. A lei sono dedicate le struggenti poesie della raccolta “Ritmi del cuore”, che Scoppetta volle firmare con lo pseudonimo di Pictor Petrus. Ad ulteriore testimonianza del suo amore per le donne, ricordiamo quanto scrisse nel 1918 il suo amico Roberto Bracco: “Egli depone, in un po’ di pastello o in uno schizzo ad olio, l’emozione della sua anima selvatica davanti all’eterno femminino che, nelle sue infinite espressioni, è veramente l’idolo e il simbolo dell’arte sua. Per lui, come per Jean Jacques Rousseau, les femmes sont la plus belle moitié du mond”.

Per una piena comprensione della personalità e della poetica di Pietro Scoppetta è indispensabile ripercorrere, seppur brevemente, le sue vicende biografiche. Nato ad Amalfi nel 1863, abbandonò gli studi di architettura per dedicarsi alle discipline pittoriche, sotto la guida di Giacomo De Chirico. Si stabilì a Napoli nel 1891, quando l’ex capitale borbonica era attraversata da vivaci fermenti di crescita culturale, dopo l’epidemia di colera e il controverso Piano di Risanamento, che aveva determinato lo sviluppo di nuovi quartieri borghesi. Proprio allora, Napoli assisteva alla costruzione di rilevanti opere pubbliche, come la Galleria Umberto I e il Palazzo della Borsa, e di eleganti luoghi di ritrovo, come il Salone Margherita e il Caffé Gambrinus, ponendosi a confronto con le grandi capitali europee. In tale contesto, altamente stimolante per un artista in cerca di affermazione, Pietro Scoppetta diede prova immediata del suo talento e partecipò a varie esposizioni organizzate dalla Società Promotrice di Napoli. I soggetti dei suoi quadri erano, essenzialmente, assolati paesaggi dalla stesura cromatica rapida e sicura, in cui la costa d’Amalfi o la Valle dei Mulini facevano da sfondo a pochi personaggi. All’attività pittorica affiancava, per guadagnarsi da vivere, una feconda attività di illustratore, svolta in prevalenza per la “Cronaca partenopea” e “La tavola rotonda”. Nonostante il successo riscosso in Italia (suoi dipinti furono acquistati anche dal re Umberto I e dal principe di Siringano), Pietro Scoppetta avvertì l’esigenza di aggiornare il suo stile mediante lunghi soggiorni a Londra e soprattutto a Parigi. Nella capitale francese si andava formando, tra il 1897 e il 1903, una vivace colonia di pittori napoletani, di cui facevano parte, oltre a Scoppetta, anche Lionello Balestrieri, Arnaldo De Lisio, Ulisse Caputo, Raffaele Ragione e Vincenzo La Bella.

Pietro Scoppetta, affascinato dall’atmosfera belle époque dei salotti parigini, abbandonò la rappresentazione lirica del mondo popolare in favore di una più realistica rappresentazione del mondo borghese. Anche le ambientazioni mutarono radicalmente: non più il paesaggio naturale della costa di Amalfi, ma i brulicanti boulevards parigini, simbolo di una nuova civiltà alla quale si guardava con fiducia e ottimismo.

Ritornato in Italia all’inizio degli anni ’10, Scoppetta iniziò a frequentare l’abitazione romana di Pietro Carrara e di sua moglie, la marchesa Maria Valdambrini, con i quali stabilì un rapporto di sincera amicizia. Alla morte del pittore, avvenuta a Napoli nel 1920, la Biennale di Venezia gli dedicò un’intera sala, suscitando l’interesse del pubblico e della critica internazionale. Più recentemente, nel 1998-99, si è tenuta a Salerno la mostra «Pietro Scoppetta. Un pittore sulla scena della belle époque», con ampio catalogo a cura di Massimo Bignardi. Questo evento ha contribuito ad approfondire la conoscenza del pittore, evidenziando il carattere assolutamente moderno e internazionale del suo linguaggio.

 

Marco di Mauro