PRESENZE E PERCORSI ALL’ISTITUTO CASANOVA

 

Sarà inaugurata lunedì 24 maggio alle ore 19, nel monumentale Corridoio dei Maestri dell'istituto professionale “Alfonso Casanova”, la collettiva di pittura e scultura “Presenze e Percorsi – atto primo”. Vi partecipano dodici artiste italiane, che doneranno le proprie opere all'istituto, quale primo nucleo del costituendo museo-laboratorio d'arte contemporanea. La rassegna, promossa dalla preside Luciana Mascia e curata da Maurizio Vitiello, sara' corredata da un catalogo a colori, realizzato dagli allievi dell'istituto sotto la guida di Stefania di Vincenzo, docente di Tecniche e Progettazione fotografica.Dodici artiste italiane, di nascita o d’elezione, sono state selezionate per rilanciare e riscattare dall’oblio la sede dell’istituto professionale “Alfonso Casanova”, nel convento angioino di San Domenico Maggiore. Le opere di Anna Bertoldo, Luigia Criscio, Maria Pia Daidone, Stefania di Vincenzo, Wanda Fiscina, Isabelle Lemaitre, Teresa Mangiacapra, Luciana Mascia, Daria Musso, Nuccia Pulpo, Clara Rezzuti e Gisela Robert saranno esposte nell’accogliente Corridoio dei Maestri e saranno donate all’istituto quale primo nucleo del costituendo museo-laboratorio d’arte contemporanea. Il museo potrebbe essere allestito nel monumentale Salone del Concistoro, in corso di restauro, che vanta un pregevole soffitto ligneo del secolo XVIII.

Ciascuna delle dodici artiste manifesta un’identità, uno stile ed una cifra estetica ampiamente riconosciuti.

Anna Bertoldo ferma la sua immaginazione e sedimenta le sue pulsioni in una griglia di metallo, sabbia, pigmenti e colla. Le sue intriganti sculture serbano la forza dei propri elementi costitutivi, una forza primigenia che riflette lo spirito vitale e l’accesa sensibilità dell’artista.

Luigia Criscio recupera le tradizioni della ceramica italiana per costruire un linguaggio moderno e universale, innervato dalle sue pulsioni, ansie, trepidazioni. Le sue opere sono animate da un soffio di vita, una cocente spiritualità che plasma la materia e fa vibrare le superfici.

Maria Pia Daidone è dotata di un’acuta sensibilità, che la induce a recepire, filtrare, metabolizzare le plurime sensazioni suscitate dagli eventi contemporanei. In un momento di grave squilibrio ed instabilità politica come quello che stiamo attraversando, le sagome umane diventano birilli, figure sacrali che non vedono, non sentono e non parlano. La superficie delle tavole, graffiata da segni minuti e laceranti, comunica una sensazione di angoscia, di dolore, appena riscattata dall’ironia del birillo.

Stefania di Vincenzo volge l’obiettivo su persone, opere od oggetti comuni, caricandoli di significato e ricercando pose sensuali ed intensamente espressive. La sua opera non è semplice documentazione, come spesso vorrebbe la gelosia dei fotografi, ma costituisce un tentativo di superare il dato sensibile, di indagare e sviscerare la materia.

Nell’opera di Wanda Fiscina rivive la tradizione della ceramica salernitana, nata dalle faenzere di Vietri, che si rinnova e aderisce al presente nel dialogo costante con la sfera antropologica, emotiva, sensoriale.

Isabelle Lemaitre, di origine belga, adotta i materiali e l’immaginario della tradizione contadina fiamminga per esaltare gli aspetti essenziali della vita e la serenità dell’ambiente agreste. Scene campestri d'ispirazione naïf esprimono il sogno di una società idillica, fondata sugli affetti e sul calore domestico.

Teresa Mangiacapra è presente dal 1970, con lo pseudonimo di Niobe, nel gruppo delle Nemesiache, che aspira ad affermare la sensibilità femminile come motore di trasformazione sociale e culturale. L’artista, con la sua immaginazione, si oppone allo scorrere del tempo e sottrae attimi di vita alla cinica legge dell’oblio. Le sue sculture sono animate da un'intensa spiritualità, non esente da riferimenti mitici.

La pittura di Luciana Mascia è modulata in filigrana su temi figurativi, con sapienti ed accesi accenti espressionistici. L’occhio del fruitore viene catturato dalla temperatura dei colori, che sfumano nelle gamme cromatiche del celeste e del verde.

I dipinti di Daria Musso sono contrassegnati da una delicata stesura informale, di accentuato lirismo, con improvvise accensioni cromatiche e segni guizzanti che si frantumano in schegge luminose. Su ruvide carte l’artista accumula e sedimenta, come reperti emotivi che affiorano dall'inconscio, limpide stesure di colore e vaghe preziosità.

Nelle tele di Nuccia Pulpo si osservano colonne doriche e statue classiche, che evocano il mondo classico quale sostrato culturale di cui, inconsciamente, siamo eredi. Alla gravità delle citazioni classiche si oppone la levità, la trasparenza, la fragilità dei veli che sfiorano i reperti ed annullano ogni retorica neoclassica. I veli trapassano la dimensione temporale per congiungere il passato al presente, per instaurare un dialogo visivo fra la tela e l’osservatore.

Clara Rezzuti, presente dagli anni Cinquanta sulla scena artistica nazionale ed internazionale, è riuscita a coniugare varie tendenze dell’arte contemporanea in una sintesi originale, con un linguaggio coerente che innesta elementi folclorici, come il peperoncino rosso e la sagoma del Vesuvio, in uno scenario dal sapore pop.

Gisela Robert, di origine tedesca, ha coniugato le sue radici formative di pittura espressionista con lo spirito solare della cultura partenopea. Tale connubio ha generato una pittura informale di forte impatto visivo, dove l’irruenza nordica incontra le delicate cromie mediterranee.

 

Marco di Mauro