LA POTENZA DRAMMATICA DI PRISCO DE VIVO

 

Il segno del fato fu un ramo d’oro, quello raccolto da Enea nel bosco sacro di Proserpina, prima di accingersi alla discesa negli inferi. James Frazer identificava il ramo d’oro virgiliano con il ramo ‘fatale’ che, seconda un’antica leggenda, conferiva l’autorità di re-sacerdote a chi lo avesse colto, nel recinto del tempio di Diana a Nemi. Lo stesso Frazer riteneva che si trattasse di un ramo di vischio, assunto quale segno di prosperità per la sua proprietà di non appassire, di mantenersi vivo e turgido in ogni stagione dell’anno. Oggi l’artista vesuviano Prisco De Vivo, in mostra presso il design hotel MH di Napoli, associa la rappresentazione del ramo d’oro, caricato delle sue valenze magiche e simboliche, ad esili figure di spose dai volti straniti, allucinati, in aperto contrasto con le eleganti fogge degli abiti che indossano. Sono icone del contemporaneo in recita solitaria, donne che vogliono evadere dai ruoli che la società ha loro imposto, per ritrovare se stesse e lasciarsi trasportare dai propri sentimenti verso un’altra dimensione, ormai affrancata da ogni legame con la materia.

Prisco De Vivo costruisce le figure mediante pennellate dense, impregnate di luce, che invadono la superficie della tela con tocchi rapidi e sicuri, dall’effetto quasi spatolato. Sono corpi in dissolvenza, la cui tensione interiore rende leggeri e vibranti, fin quasi a disciogliere la ‘trappola’ pittorica per emanciparsi dal quadro. Alla sintetica definizione dei tratti somatici, basata su una gamma cromatica essenziale, si contrappone la profonda espressione degli occhi, segnati da un insanabile malessere che l’artista vuole indagare con impietosa descrizione delle orbite incavate e delle pupille senza luce. In quegli occhi allucinati c’è uno sguardo centripeto, rivolto dentro di sé, all’analisi freudiana dell’inconscio, piuttosto che all’osservazione del mondo esterno. I valori tonali spinti all’eccesso, la forza drammatica delle pennellate, le ombre livide che segnano la fronte e gli zigomi contribuiscono, sostanzialmente, a delineare il ritratto di un’umanità sofferta che ha bisogno di evadere da se stessa per ritrovare la propria identità.

 

Marco di Mauro