ANTEPRIMA QUADRIENNALE, PRIMO BILANCIO

 

Ad un mese dall’inaugurazione di “Anteprima Quadriennale”, nel Palazzo Reale di Napoli, la critica comincia a interrogarsi su quali siano gli artisti più qualificati dei novantasei proposti.

Ha suscitato ampi consensi l’opera di Marcello Mazzella, reduce da una feconda esperienza newyorkese con Nam June Paik. L’artista partenopeo, figlio d’arte, impiega le nuove tecnologie per costruire un iperluogo virtuale, dove il pubblico, attraverso internet, possa interagire con l’opera digitale ed assistere in tempo reale al risultato delle interazioni. In altri termini, il pubblico è invitato a combinare, assemblare, rimuovere, asportare le immagini che appaiono sul monitor. Il senso dell’opera non va ricercato in ciò che appare, ma in ciò che sottende: un flusso energetico che, attraverso un sensore manuale, congiunge il corpo del fruitore allo spazio web. Il tradizionale rapporto tra il soggetto che naviga e lo spazio web viene capovolto, e suggerisce la possibilità di un uso più consapevole della tecnologia.

Vivo interesse ha destato anche l’istallazione di Andrea Aquilanti, che raggiunge effetti di sconfinamento e suggerisce un’indagine sui meccanismi della mente. L’artista romano sovrappone il suo disegno all’immagine reale, trasmessa in diretta da una telecamera sistemata sul tetto. Il fruitore viene catturato da una duplice modalità percettiva: l’azione, propria del mondo reale, e la staticità, propria della rappresentazione. L’istallazione agisce come la nostra memoria, che sottrae le immagini al libero fluire del tempo e le riduce ad icone immobili, irreali, fittizie.

Non meno intrigante è l’istallazione di Giuliana Lo Porto, che già nel titolo – “Closed Waters” – esprime il diseguale accesso all’acqua, che condanna i paesi poveri. L’artista siciliana ha ordinato su un tavolo una serie di bicchieri dai quali, a prima vista, sembra sgorgare l’acqua. Ad un’analisi ravvicinata, tuttavia, i calici si rivelano sigillati dal vetro stesso, metafora della negazione delle risorse primarie. La serializzazione dei bicchieri, d’altra parte, allude all’omologazione generata dal sistema capitalista.

Altra rivelazione quella di Roberto Serino, che molti conoscono per aver allestito, in qualità di architetto, alcune mostre di Mimmo Paladino. I suoi pannelli, lungi dall’essere neutrali, creavano il campo d’azione delle sculture di Paladino. La medesima volontà di interagire con lo spazio emerge nell’opera esposta alla Quadriennale, dove il volume è frazionato in micro-architetture.

Infine è stata segnalata, per acutezza ed originalità, l’istallazione di Fabio Costì, dal titolo emblematico “Tra-guardo”. L’artista illustra, mediante una serie di busti “in scatola”, il passaggio dell’uomo da una fase d’incoscienza, in cui recepisce passivamente ciò che ruota intorno a sé, fino alla consapevolezza della maturità, che insegna a distinguere e a giudicare. “Tra-guardo” è il risveglio improvviso, è lo sguardo di chi, invaso dall’esistere, apre gli occhi e, impaurito, inizia a capire la realtà dandole il giusto peso. L’artista napoletano conduce, ormai da anni, una ricerca sulla vertigine dell’inconoscibile, che è dentro e fuori di noi.

 

Marco di Mauro