LA PUREZZA DI LUONGO ALLA GALLERIA ARTIACO

 

Raffaele Luongo, classe 1966, è di scena alla galleria Alfonso Artiaco di Napoli fino al 3 febbraio. L’artista napoletano esprime la sua visione artistica in opere incisive, icastiche, capaci di comunicare con immediatezza e senso di verità le sue ansie, pulsioni, turbamenti.

In “Raffaele e l’autoritratto senza residui”, Luongo monta nel suo letto una sega a nastro, che si muove ad intervalli regolari di dieci minuti. La sega è una metafora dell’artista, della sua febbrile attività, che alterna fasi di creazione e fasi di vuoto apparente, in cui sviluppa e metabolizza le idee. Le pause acquistano valore di tensione, come le cesure all’interno di un verso. L’oggetto è calato in un’atmosfera ludica e infantile, sottolineata dalle dimensioni del letto, quasi una culla, e dalla vignetta stampata sul materasso, che raffigura un cacciatore intimorito dalla preda. Il cacciatore in panico è l’ironica auto-rappresentazione dell’artista che, in una società che ostenta forza e sicurezza, non esita a riconoscere le sue debolezze. Luongo respinge le velleità e vuol apparire nella sua dimessa umanità: sarà per questo che il suo letto evoca “La stanza di Arles” di Vincent Van Gogh. Il richiamo ideale al maestro olandese si ripete in “My peasant roots” (“Le mie radici contadine”), che si compone di svariati secchi in carta satinata. All’interno dei secchi, che rinviano al lavoro nei campi e ad uno stile di vita umile e modesto, l’artista ha disegnato con il sangue, in forma di fumetti, alcuni episodi della sua vita. L’evocazione del passato si lega all’autore in modo carnale, attraverso quella linfa vitale che irrora le vene e che, esposta alla luce, coagula immediatamente bloccando i ricordi.

In “Raffaele e l’idromuseo d’arte contemporanea”, l’artista immagina di attraversare un museo pieno d’acqua, un idromuseo, entro una boccia trasparente. Il moto casuale della sfera, spinta da tre palloncini, conduce lo spettatore tra i lavori precedenti dell’artista, riprodotti in miniatura sulle superfici interne di una vasca. L’idea di legare la vita ai palloncini, in balia del vento, per esprimere una “sostenibile” leggerezza dell’essere, rinvia alla bella installazione di Danilo Correale, presentata in autunno alla galleria Franco Riccardo.

Un candore abbacinante invade lo spazio espositivo e le opere in mostra, evocando quell’ideale di purezza da sempre perseguito da Raffaele Luongo.

 

Marco di Mauro