REBECCA HORN ALLO STUDIO TRISORIO DI NAPOLI

 

Nascere, morire, amare, soffrire, questi i temi della mostra di Rebecca Horn, allestita sino al 30 giugno presso lo Studio Trisorio di Napoli. L’artista tedesca, di cui si ricorda la dibattuta installazione in Piazza del Plebiscito, ritorna nel capoluogo campano per presentare alcune opere recenti, in cui esprime quell’idea di arte come “energia” che insegue sin dalle sue performance degli anni settanta. L’energia nasce dal dialogo insistente col proprio io, che suggerisce una riflessione sulla perentorietà della morte e sulla continuità della vita che puntualmente si rinnova, lungo il filo rosso della sessualità.

Punto focale dell’esposizione è Luce di Buddha, un’opera dal sapore mistico che allude, attraverso un teschio, un uovo e due specchi circolari, alla vita che si perpetua ciclicamente. L’uovo è il futuro, la vita che sta per nascere da un rapporto d’amore; il teschio è il passato, la vita che si è conclusa non senza lasciare un segno del suo passaggio; lo specchio è un invito a guardarsi dentro, a ricercare in se stessi il significato dell’essere. Questi oggetti delineano un percorso iniziatico, che raggiunge l’apice nell’ombra che si profila sulla parete, assimilata alla sagoma di Buddha.

La vita che pulsa, con punte di esaltazione e di abbattimento, scuote il termometro che sporge da Il risveglio di primavera, il volume rosso con il racconto di Frank Wedekind sulla sessualità adolescenziale. Il volume poggia su una teca di vetro, in cui sono riposti alcuni fiori secchi e una bottiglia di Füllfeder tinte rot, recuperata dal passato. L’ombra della passione, icasticamente rappresentata dagli schizzi di vernice purpurea, aleggia nella teca di vetro, che nella sua trasparenza vuole attenuare il senso di oppressione. Un ramo secco, costretto entro i termini della teca, sbalza verso l’alto ed esce all’esterno, ad esprimere la violenza della passione che non sopporta gli argini imposti dalla società.

Chiude l’esposizione la piuma nera di Schwarze Arva (aria nera), che incide due dischi di vinile: Le nozze di Figaro di Mozart e L’opera da tre soldi di Kurt Weill e Bertold Brecht. La musica, che idealmente si propaga nello spazio, si associa alla lenta rotazione dei dischi e alla dolce carezza della piuma, in cui si leggono molteplici richiami alla sessualità.

 

Marco di Mauro