SI CONCLUDE LA PERSONALE DI REBECCA HORN

 

Si conclude stasera, allo Studio Trisorio, la personale dell’artista tedesca Rebecca Horn, tornata a Napoli a quasi un anno dalla sua installazione in piazza del Plebiscito. Nata a Michelstadt nel 1944, Rebecca Horn espone alcune sculture meccaniche e una serie di disegni, che esprimono quell’idea di arte come “energia” che l’artista insegue sin dalle sue performance degli anni settanta. L’energia nasce dal dialogo insistente col proprio io, che suggerisce un’acuta riflessione sui moti dell’anima, repressi dalla natura e dalla società. Opera emblematica della sua visione dell’uomo è “L’amant”, che presenta due ali di farfalla imprigionate da un corpo meccanico: sono le ali dell’anima, che sbattono le piume al vento ma restano saldamente inchiodate al suolo.

La metafora di un sogno negato si esprime anche nella relazione tra il sole e la luna, che l’artista rappresenta come specchi circolari in lenta rotazione. Come un giovane amante, il sole irradia la sua luce sulla luna, ma la legge di gravità nega il contatto fisico tra i due astri.

Un’altra scultura consiste in una piuma immersa in una scatola di vetro, sulla quale poggia un uovo. L’uovo è l’anima nella sua essenza originaria, ancora sciolta da condizionamenti sociali. La piuma, viceversa, è già prigioniera del mondo esterno, rappresentato dalla scatola di vetro, che nella sua trasparenza vuole attenuare il senso d’oppressione. Un sottile fil di ferro lega la piuma all’uovo, ma il vetro impedisce ai due elementi di ricongiungersi. Il medesimo tema è sviluppato nell’opera “Fiamme di piume”, in cui la scatola di vetro è percorsa da vampate di vernice nera.

La mostra è conclusa dalle opere su carta, costituite da fogli con notazioni corsive, consumati da una fiamma ed esposti al rovescio. Al degrado voluto dalla combustione si oppone un ago di pino che, sebbene nascosto, vivifica le carte e genera un capovolgimento di senso.

 

Marco di Mauro