I MONOLITI DI RICHARD SERRA AL MUSEO ARCHEOLOGICO

 

Cinque blocchi monolitici di ferro forgiato, sapientemente illuminati, giacciono muti nelle sale restaurate del Museo Archeologico. I visitatori osservano, disorientati e sgomenti, le superfici ferrose e s’interrogano sul significato dei blocchi, con l’occhio rivolto ai segni lasciati dalla fusione. In realtà, il soggetto dell’opera di Richard Serra è lo spazio, che viene “formato” attraverso i volumi di ferro. L’artista americano focalizza la sua ricerca sulla percezione dello spazio, condizionata e subordinata alla monumentale presenza dei blocchi. Essi ripetono, in scala gigante, le proporzioni dei basamenti di statue classiche che sono nel cortile del museo. Richard Serra vuol evocare la poetica classica, esprimere la sua ammirazione per una civiltà che, mediante l’arte, ha dato forma a un ideale di gloria e potenza. L’ideale è già espresso, in modo compiuto, nella gravità del basamento, nell’imponenza delle sue misure, nella compattezza della materia che sembra implodere, con drammatica tensione, entro le superfici. Non si deve cadere, tuttavia, nell’errore di leggere l’opera di Serra come celebrazione della civiltà romana. L’artista americano respinge con determinazione la retorica neoclassica: il suo fine essenziale è quello di riproporre, in chiave contemporanea, la poetica classica che ispira le collezioni del museo.

La mostra, promossa dalla Regione Campania nell’ambito del progetto “Gli annali delle arti”, sarà visitabile fino al 10 maggio, negli orari di apertura del Museo Archeologico.

 

Marco di Mauro