“RIFLESSI DA LIMOGES” A VICO EQUENSE

 

Sarà inaugurata domenica 24 luglio, presso lo Studio Starace di Vico Equense, la collettiva “Riflessi da Limoges”, con opere di Baracchi, Carlier, Corsitto, Hacker, Pènard, Sanchez e Starace. La mostra nasce dalla feconda collaborazione tra lo Studio Starace e la Repubblica degli Artisti, fondata in Francia nel 1999 ed approdata in Italia nel 2004, con l’istituzione dell’ambasciata di Venezia presso la Garage Gallery.

Tiziana Baracchi continua la sua ricerca sui miti di una generazione, quella del ’68, che sognava la fuga dalla civiltà capitalista e si esprimeva attraverso la musica. L’inserimento dei compact disk, all’interno dei collage, ci ricorda che siamo proiettati verso nuovi orizzonti. Yolaine Carlier, diplomata all’Accademia di Belle Arti di Parigi, crea sculture e installazioni con materiali di recupero. Oggi presenta un’installazione sonora, composta di lattine usate che assumono la forma di girasoli. Carmela Corsitto occulta elementi del quotidiano in un involucro di plastica opacizzata, che nobilita gli oggetti e li avvolge in un’atmosfera onirica. Tale espediente consente all’artista di focalizzare la nostra attenzione su oggetti banali, ai quali comunemente non prestiamo attenzione. Il tedesco Karl F. Hacker è solito accompagnare le sue esposizioni con improvvisazioni musicali al sax. Oggi presenta un’incisione dal sapore espressionista, raffigurante una giovane donna dal volto ammiccante. Rémy Pénard maneggia taciturno i suoi teli, sui quali ha impresso, decine di volte, il segno della cesoia rossa. E’ lo strumento con il quale, al ritorno dal bosco, Pénard recide i rami della fascina che ha portato con sé. I teli registrano momenti di vita, come stendardi di storia antica, e ci ricordano come ogni atto artistico sia un atto scientifico. Roberto Sanchez imposta una sequenza di piani obliqui che attraversano lo spazio pittorico, s’intersecano e danno vita a trame di luce. Nell’intreccio dei piani s’intuiscono visioni urbane e simulazioni architettoniche, che perdono ogni residuo oggettivo, ogni riferimento alla realtà sensibile, per definire una struttura visiva pura. Salvatore Starace imposta simboli di pace o di oppressione accanto a un modulo della ringhiera del ponte di Seiano, che costituisce il suo ideale punto di vista. Il ponte suggerisce un’apertura, una volontà di estendere i propri orizzonti, di affacciarsi sul mondo.

 

Marco di Mauro