I “DRAFTING TEMPLATES” DI RITA McBRIDE

 

Le segrete connessioni tra lo spazio e la materia sono di scena alla galleria Alfonso Artiaco di Napoli, che sino al prossimo 2 giugno presenta la mostra di Rita McBride. L’artista americana, docente di scultura presso la Kunstacademie di Dusseldorf, ha convertito lo spazio espositivo in una sorta di officina meccanica, affollata di mascherine da progettazione, ovvero lastre di metallo in cui sono ritagliate forme geometriche elementari. Il contrasto tra la superficie piena e la sagoma vuota rimanda all’irriducibile opposizione tra la materia e lo spirito, che idealmente si affranca dal corpo metallico per invadere lo spazio ed acquistare una vita autonoma. Il cerchio, il quadrato, il triangolo ritagliati nel ferro ci riportano alle origini della nostra civiltà, agli archetipi sui quali si fonda la società contemporanea. Il concetto di archetipo contribuisce a dipingere l’individuo come entità non già isolata e razionale, bensì dotata di un inconscio che si sviluppa attraverso millenni di attività collettiva. Ebbene, l’opera di Rita McBride ben rappresenta la millenaria attività umana, che si basa su geometrie elementari, ovvero su archetipi universali che travalicano le differenze di genere, di lingua e di cultura.

Le mascherine da progettazione si prestano ancora ad ulteriori letture: da un lato rinviano al design industriale e quindi al tema della serialità, della omologazione che sopprime l’individuo in funzione dell’economia; da un altro richiamano gli strumenti usati dai bambini per combinare le forme, su quel foglio da disegno che diventa la proiezione dell’immaginario infantile. A questa lettura sembra alludere l’artista americana quando dichiara che “gli attrezzi sono forgiati da bugie plausibili, ideati per rappresentare una non realtà abbastanza convincente da non indurci a interrogare i loro prodotti. Gli attrezzi che usiamo per evocare questo mondo diventano potenti. Acquistano una vita segreta, una vita ambigua...”

 

Marco di Mauro