LA SFIDA DI ROBERT BARRY

 

È giunto a Napoli dal New Jersey con un paio di jeans e pochi bagagli. L’artista americano Robert Barry, già noto al pubblico napoletano per il suo intervento nella circumvesuviana di Acerra e la sua installazione al PAN, espone fino al 29 aprile presso la galleria Alfonso Artiaco. Per la storica sede di Piazza dei Martiri, Robert Barry ha realizzato una installazione site specific: le parole dorate che investono le pareti e il soffitto introducono alla visione di un video dove, con un gioco di rimandi e di echi, l’artista riflette sul significato dei concetti di spazio, tempo, attesa e intervallo, che rinviano allo spazialismo di Fontana come al concettualismo di Kosuth e Wiener.

L’opera di Robert Berry è un’installazione testuale, che valorizza, mediante il linguaggio, i processi di acquisizione e di elaborazione delle idee. Le parole percorrono lo spazio, che non è fisico ma ideale, è lo spazio della mente nella sua dimensione più intima e individuale, quella dimensione messa in crisi dall’invadenza dei media. Lo spazio si svincola dal rigore cartesiano che attribuisce ai segni un ruolo definito e costante entro un’organizzazione rigida, per diventare spazio dell’evoluzione, nel quale i segni-parole si combinano e mutano di significato secondo il mutevole sviluppo del pensiero. Le relazioni che il pubblico stabilisce tra le parole sono del tutto casuali e soggettive: l’artista si limita ad offrire una serie di input che l’osservatore può elaborare in autonomia, senza ricercare significati reconditi.

Robert Barry, nato a New York nel 1936, è stato uno dei protagonisti, alla fine degli anni ’60, di quel processo che, attraverso la critica dell’opera d’arte in senso tradizionale, ha condotto alla nascita e allo sviluppo dell’arte concettuale. Utilizzando un segno minimale come il linguaggio, che diventa lo strumento principale del suo lavoro, Robert Barry offre allo spettatore una chiave per percepirne la ‘leggerezza’ e profondità concettuale.

 

Marco di Mauro