ROBERT GLIGOROV APPRODA ALLA CHANGING ROLE

 

Spaesamento e meraviglia sono di scena alla galleria Changing Role di Napoli, che fino al 7 dicembre ospita la mostra di Robert Gligorov, dal titolo “Pow-Wow”. L’allestimento, che evoca la Biblioteca Laurenziana di Michelangelo, è giocato sul contrasto tra la tensione della prima sala, occupata da un’invadente scala di legno, e la distensione della seconda, in cui sono esposte sette fotografie di raffinata eleganza e accentuato lirismo.

Nelle opere in mostra, l’artista esprime il sogno di ritornare alla purezza originaria e di costruire un rapporto simbiotico con la natura, immergendosi nei suoi processi creativi. In Bobe, Gligorov offre il calore della sua bocca ad un canarino, che vi si annida con gli occhi teneramente volti all’esterno, verso quel mondo umanizzato che ha sostituito il suo habitat naturale. In Se credevi... l’artista immerge nell’acqua i suoi capelli, che simulano la vegetazione marina per accogliere due pesciolini rossi. Essi nuotano indisturbati, inconsapevoli dell’inganno ordito dall’uomo per poter interagire col mondo marino. In Stars Watcher, Gligorov si libera dal peso degli indumenti e, disteso in una teca trasparente, si lascia cullare dalle correnti di un lago. La natura lo assorbe e lo trascina in una dimensione onirica, dove sembra che il binomio uomo-natura sia completamente sciolto. In Standing l’artista compare nudo, come il Pensatore di Rodin, in uno spazio disadorno illuminato da un fascio di luce che investe il soggetto. La nudità è qui sottile espressione di una condizione d’isolamento e di purezza, una dimensione che conduce all’anima, già lontana da ogni legame con il corpo. In Venni-Vidi-Vinci è riprodotta l’Annunciazione di Leonardo, tagliata al centro per inserire una presa di corrente. L’opera, che sul piano formale si lega alla Gioconda profanata da Duchamp e Basquiat, ironizza sulle nuove politiche dei beni culturali che trasformano i musei in centri commerciali, provvisti di ogni servizio per il turismo di massa. In Isola, infine, Gligorov associa l’immagine stereotipata dei Faraglioni di Capri a quella del Centro Direzionale di Napoli, in una paradossale combinazione che evoca le suggestioni oniriche dell’Isola dei Morti di Böcklin.

 

Marco di Mauro