I PAESAGGI METAFISICI DI MANTELLINI

 

Sarà inaugurata martedì 21 novembre, presso il Museo Minimo di Napoli, la personale del maestro Roberto Mantellini, che evoca il suo passato in una dimensione memoriale, tra dense foschie e bagliori di luce che fendono l’orizzonte. Nelle recenti pitture di Mantellini, si legge una progressiva riduzione del paesaggio ai suoi termini essenziali. Gli sfondi grigi, spesso solcati da una vampata di colore, esprimono la decadenza di un quartiere industriale, Bagnoli, lacerato da insanabili ferite sociali; i segmenti orizzontali e verticali alludono, in modo sintetico ma incisivo, ai pontili ed alle ciminiere dell’Italsider, ormai integrati nel paesaggio urbano come le palme sulle spiagge di Miami. Il brutto perde ogni connotazione negativa e, alla luce di una nuova estetica, assume una dimensione lirica che lo colloca a pieno titolo nei territori del bello.

L’artista vive il paesaggio urbano come luogo interiore e adopera il dato oggettivo per evocare i tempi dell’adolescenza, quando l’Italsider era l’immagine del futuro e la speranza di un posto fisso. Il richiamo al territorio è evidente nella “terrosità” della materia pittorica, spessa e grumosa come il catrame versato dalle industrie, che tinge di nero l’arenile di Bagnoli.

Il percorso artistico di Mantellini non è affatto lineare, è un sentiero accidentato in cui non mancano fughe in avanti, che sfiorano l’astrazione nella prospettiva aerea di una strada, e ritorni ad una tradizione figurativa che affonda le sue radici nella pittura napoletana dell’Ottocento. Non il paesaggio oleografico delle gouaches, con la visione o l’impressione panoramica fine a se stessa, ma il paesaggio brullo e sintetico di un Federico Rossano, che riduce gli alberi a segmenti verticali e le nuvole a schegge celesti.

 

Marco di Mauro