LE MACCHIE DI CATRAME DI ROBERTO MANTELLINI

 

Chi č nato a Bagnoli non dimentica le macchie di catrame sulla pelle dei ragazzi, che si tuffavano incoscienti nelle acque dell’arenile, tra i pontili dell’Italsider. Sono ricordi che affiorano, con un soffio di malinconia, nelle vedute di Roberto Mantellini esposte fino al 20 ottobre nel Museo Minimo di Fuorigrotta. L’artista vive il paesaggio urbano come luogo interiore: il dato oggettivo diviene un pretesto per agitare le corde della memoria, per evocare i tempi spensierati dell’adolescenza, quando le ciminiere dell’Italsider erano l’immagine del futuro e la speranza di un posto fisso. I paesaggi di Mantellini non sono mai statici, scorrono via come il tempo che tutto travolge. Rimane il ricordo, sublimato dall’associazione con gli amici di un tempo, le belle ragazze, le partite di pallone, il circolo ricreativo. L’artista sfida la percezione del pubblico, stimolato ad abbandonare la consapevolezza della visione e reinterpretare i luoghi attraverso la lente deformante della memoria. La sua tavolozza si definisce inseguendo un impulso interiore che lo porta al passato, agli anni Sessanta, in cui i giovani potevano guardare al futuro con ottimismo. Il regresso economico, il tracollo industriale, le nubi che si addensano all’orizzonte suscitano la malinconia dell’artista, che tuttavia non abbandona la speranza di una rinascita di Bagnoli.

Originale l’allestimento della mostra, che propone solo tre quadri dal vivo, mentre un video presenta la serie completa con accompagnamento musicale.

“La mostra di Roberto Mantellini – osserva il curatore, Roberto Sanchez – vuol essere un amarcord sul connubio Bagnoli-Italsider. Si cresceva esorcizzando il disagio di una periferia atipica, perché inserita in un contesto ambientale e paesaggistico d’incomparabile bellezza.”

 

Marco di Mauro