ARTE E VITA NELL’OPERA DI ROBERTO RIPAMONTI

 

Un catalogo dalla raffinata veste tipografica, stampato presso le Grafiche Fovana & Caccia di Gravellona Toce, ripercorre la multiforme attività artistica di Roberto Ripamonti, che spazia con disinvoltura nei territori materici dell’informale, senza rinunziare ad impulsi figurativi che rievocano i luoghi della memoria personale e collettiva.

In pittura l’artista recupera gli avanzi della sua tipografia e, mediante un’operazione concettuale, veicolata dalla combinazione dei colori primari, conferisce loro espressione e significato. Ripamonti non adopera matite e pennelli, ma rulli e spatole, rivelando il potenziale creativo che, insito in ogni strumento fabbricato dall’uomo, consente di nobilitare i suoi prodotti e di condurli nella sfera artistica. Questa tensione a “individualizzare” il prodotto tipografico, a infondere i propri umori nella carta stampata, si colloca agli antipodi della pop-art, che al contrario utilizza i mezzi meccanici per una produzione oggettiva e seriale, ad uso e consumo delle masse. Ma Roberto Ripamonti, prima d’essere un artista è un tipografo, innamorato e fiero del suo mestiere, che fa rifluire nell’arte la propria esperienza di vita, come insegnava Pierre Restany ai seguaci del Nouveau Realisme.

Nella sua pittura convivono due opposte tensioni: da un lato l’esigenza di aggredire il foglio con i colpi di spatola, per assecondare i moti interiori che agitano il suo corpo; da un altro la volontà di stemperare le pulsioni sotto l’azione del rullo, che distende la pittura in modo compatto e omogeneo. Il colore spianato dal rullo viene permeato di luce, una luce calda che dissolve la materia e purifica il segno, stemperando la tensione drammatica per innalzare il quadro verso una dimensione lirica. Ma l’azione del rullo esprime anche la volontà estrema di bloccare un’emozione, l’ansia di trattenere una vita che fugge repentinamente, l’intimo bisogno di arrestare il flusso degli eventi che procede inesorabile intorno a sé.

Nei dipinti di Roberto Ripamonti c’è un sotteso palpitare di emozioni che nemmeno il rullo è in grado di congelare. I nostri occhi, catturati dalla temperatura dei colori, sono trascinati nel trapasso veloce delle “spatolate”, in cui si legge la ferma volontà di opporre l’essere al non essere, l’azione all’inerzia, la pienezza interiore a quella terribile sensazione di vuoto che la società contemporanea ci procura. E nel cogliere gli echi della pittura, ci accorgiamo di leggere la complessità di una visione, l’indeterminatezza del vivere e del percepire, la precarietà dell’essere nel mondo contemporaneo.

Come già Parmenide nel sesto secolo avanti Cristo, così Ripamonti vede l’universo diviso in coppie di opposizioni, che discendono dalla polarità originaria essere-non essere. Se nelle opere pittoriche, tale polarità si manifesta nell’opposizione tra chiaro e scuro, ruvido e liscio, invece nelle sculture in terracotta si traduce nell’opposizione tra la leggerezza del materiale e la pesantezza dei corpi. Il polo positivo, in questo caso, è costituito dalla leggerezza cui aspira l’artista, contrariamente a Milan Kundera nel suo celebre romanzo, poiché la leggerezza è espressione dello spirito che si libera nello spazio, ormai affrancato dal peso del corpo.

 

Marco di Mauro