ESPOSTE A VICO EQUENSE LE “FENDITURE” DI ROSANNA PEZZELLA

 

I delicati stucchi della chiesa della Trinità, a Vico Equense, fanno da sfondo alla mostra di Rosanna Pezzella, aperta dal venerdì alla domenica sino al 29 agosto. La giovane artista atellana presenta una breve, ma intensa selezione delle sue recenti opere, che nei prossimi mesi saranno esposte allo Studio Acca di Roma ed alla Garage Gallery di Venezia.

Rosanna Pezzella compone le sue opere con lastre e schegge di ardesia, tenute insieme da fili di juta o di lino. La lastra superiore è aperta da una crepa, una ferita lacerante che i deboli fili di sutura non possono rimarginare. Attraverso la crepa emerge un’ulteriore lastra di ardesia, una realtà parallela e più intima che l’artista vuole indagare, per capire se stessa e le proprie angosce. Le cavità dell’inconscio si riflettono nelle fenditure della pietra, che sollecitano l’osservatore a scavare oltre la superficie, a percepire nella elementarità dei segni una complessità di rimandi. Il graffito, lo scabro, il levigato, l’opaco sono le pieghe dell’anima, che sfuggono ai nostri sensi, ma affiorano attraverso i sogni, le pulsioni, gli stati di agitazione.

I fili tendono a ricomporre, con estremo sforzo, i frammenti di una realtà lacerata e sconvolta, le schegge sottili e taglienti che l’uomo produce con la sua devastante attività. Con femminile sensibilità, l’artista esprime la volontà di ricomporre l’unità originaria, di superare i conflitti, di ristabilire l’ordine, di sanare le ferite e le divisioni.

Rosanna Pezzella riflette il suo riserbo, la sua umiltà, il suo spirito riflessivo in opere ermetiche ed icastiche. Con gusto sobrio ed elegante, l’artista ha basato l’estetica del suo lavoro sulla bicromia grigio-bianco, che suggerisce molteplici rimandi all’architettura napoletana. Come non pensare all’abbinamento di marmo e piperno, che conferisce al nostro Rinascimento una nota peculiare? E come non pensare a talune chiese fanzaghiane, animate da intarsi barocchi in marmo bianco e bardiglio? Il vissuto dell’artista ritorna nelle sue opere, inconsciamente, e si lega al suo spirito, alla sua terra, alle sue radici.

 

Marco di Mauro