UN MUSEO PER RICORDARE SALVATORE EMBLEMA

 

Sorge a Terzigno, alle pendici del Vesuvio, la casa-laboratorio di Salvatore Emblema (1929-2006), uno dei protagonisti dell’arte italiana del secondo ’900. Da qualche anno, per iniziativa degli eredi, al piano terra è stato allestito il Museo Emblema, che illustra i vari stadi della sua ricerca mediante centinaia di opere esposte a rotazione. L’artista si affacciò sulla scena nazionale nel 1948, con la produzione di originali collages di foglie disseccate, che ritraevano volti dalla forte espressività. Negli anni ’50 sviluppò nuove ricerche materiche, applicando le terre vesuviane sulla tela di juta per definire figure stilizzate. Nuovi impulsi alla sua ricerca gli vennero dai viaggi in Francia, in Inghilterra, a Roma e a New York, dove soggiornò per due anni (1956-1958). Al ritorno dall’America, si isolò a Terzigno sviluppando una ricerca spaziale che rinunciava non solo alla figurazione, ma alla stessa costruzione geometrica delle forme astratte. Inoltre affinava il suo metodo di lavoro basato sulla de-tessitura della tela per varcare la superficie, che però mantiene una materica evidenza. Probabilmente, questa ricerca fu ispirata da Rothko, che per primo aveva contestato il dualismo della pittura scoprendo una possibile coesistenza di trasparenza e opacità. Proprio la trasparenza, intesa come valore etico piuttosto che estetico, costituisce l’elemento centrale della poetica di Emblema, che utilizza la tela di juta o la rete metallica come filtro per veicolare il flusso di energia che investe se stesso e il mondo esterno.

Oggi il Museo Emblema – che costituisce una delle principali attrazioni turistiche di Terzigno, insieme alla vanvitelliana Villa Bifulco – propone al pubblico un ampio e qualificato programma di eventi, che aspirano a rilanciare la memoria e l’insegnamento di Salvatore Emblema non solo attraverso incontri ed esposizioni d’arte contemporanea, ma anche attraverso workshop tematici e percorsi eno-gastronomici.

 

Marco di Mauro