GLI SGUARDI DI STARACE DAL TIRRENO ALL’ADRIATICO

 

Gli antichi sapevano che la terra ha uno spirito vitale, un oscuro genius loci, sul quale s’innesta l’energia propria dell’abitare e dell’agire umano. A Molfetta, amena località della provincia barese, quel genius loci si cela entro le case di pietra nuda e si rivela solo in occasioni speciali, come la mostra di Salvatore Starace al centro culturale “Arte Immagine”. L’artista di Vico Equense, in esposizione fino al 30 maggio nel nuovo spazio espositivo, diretto con passione da Tonia Copertino, è stato accolto da un pubblico attento e sensibile. L’inaugurazione della mostra, intitolata “Sguardi dal Tirreno all’Adriatico”, ha suscitato un ampio dibattito, animato dalla presenza dello scultore Franco Cortese e della pittrice Lucia Buono.

Salvatore Starace assume come punto di vista il ponte di Seiano, di cui variamente riproduce, in ognuna delle sue opere, un modulo della ringhiera. Quest’elemento, che assurge a cifra stilistica e segno iconografico dell’artista vicano, assume una duplice valenza: da un lato, in quanto ringhiera, indica separazione e rifugio nella propria terra; e dall’altro, in quanto ponte, suggerisce un’apertura, una volontà di estendere i propri orizzonti, di affacciarsi sul mondo, di congiungersi con l’altro. L’altro, per Salvatore Starace, è ciò che si muove intorno a noi, dalle inezie quotidiane fino ai grandi eventi politici, che l’artista recepisce, filtra e traduce nei suoi collage. La tecnica del collage, in cui possono confluire molteplici segni e reliquati visivi, consente di tessere una trama coerente con immagini eterogenee, private del contesto originario e ri-significate entro una nuova compagine. Ne è consapevole Starace, che imposta la sagoma di una pistola sulla bandiera americana e titola “Licenza di uccidere”, oppure associa un limone a delle schegge di paesaggio costiero e titola “Mediterraneo”. In queste come in altre opere, un sottile fil rouge riunisce le immagini, che acquistano concentrazione e densità metaforica, senza tuttavia pregiudicare l’immediatezza della lettura. Gli elementi del collage sono ritagli di giornale, selezionati non tanto per i soggetti che raffigurano, quanto per le qualità estetiche ed evocative.

Una progressiva tendenza alla sintesi è quanto si rileva nelle opere più recenti dell’artista vicano che, attraverso la riduzione dei termini compositivi, vuole estrapolare ed isolare il nucleo significante. Ne risulta una pittura più icastica, che nulla cede al lezioso, al superfluo o al manierato.

 

Marco di Mauro