L’OPERA DI STARACE DALLA COSTIERA SORRENTINA ALLA TERRA DI LAVORO

 

S’intitola “Schegge d’autore” la mostra di Salvatore Starace, visibile fino a stasera nella libreria Guida di Capua. La libreria, che ha sede nello storico Palazzo Lanza, si è imposta come polo culturale del territorio grazie ad un fitto calendario di eventi.

Salvatore Starace, che vive ed opera a Vico Equense, presenta una ventina di opere in tecnica mista della sua ultima produzione. L’artista assume come punto di vista il ponte di Seiano, di cui variamente riproduce, in ognuna delle sue opere, un modulo della ringhiera. Quest'elemento, che assurge a cifra stilistica e segno iconografico dell'artista vicano, assume una duplice valenza: da un lato, in quanto ringhiera, indica separazione e rifugio nella propria terra; e dall’altro, in quanto ponte, suggerisce un’apertura, una volontà di estendere i propri orizzonti, di affacciarsi sul mondo, di congiungersi con l’altro. L’altro, per Salvatore Starace, è ciò che si muove intorno a noi, dalle inezie quotidiane fino ai grandi eventi politici, che l’artista recepisce, filtra e traduce nei suoi collage. La tecnica del collage, in cui possono confluire molteplici segni e reliquati visivi, consente di tessere una trama coerente con immagini eterogenee, private del contesto originario e ri-significate entro una nuova compagine. Ne è consapevole Starace, che imposta la sagoma di una pistola sulla bandiera americana e titola “Licenza di uccidere”, oppure associa un limone a delle schegge di paesaggio costiero e titola “Mediterraneo”. In queste come in altre opere, un sottile fil rouge riunisce le immagini, che acquistano concentrazione e densità metaforica, senza tuttavia pregiudicare l’immediatezza della lettura. Gli elementi del collage sono ritagli di giornale, selezionati non tanto per i soggetti che raffigurano, quanto per le qualità estetiche ed evocative.

Una progressiva tendenza alla sintesi è quanto si rileva nelle opere più recenti dell’artista vicano che, attraverso la riduzione dei termini compositivi, vuole estrapolare ed isolare il nucleo significante. Ne risulta una pittura più icastica, che nulla cede al lezioso, al superfluo o al manierato.

 

Marco di Mauro