FERMARIELLO CONQUISTA IL PUBBLICO DI CASTEL SANT’ELMO

 

Un circolo di mani protese verso il cielo, in segno di preghiera, accoglie il visitatore nella piazza d’armi di Castel Sant’Elmo. La sublime istallazione, che esprime un intimo bisogno di emanciparsi dalla materia e dialogare con l’assoluto, apre la mostra di Sergio Fermariello, allestita nella fortezza spagnola sino al 28 novembre.

L’artista napoletano, che esordì in campo internazionale nel 1989, con la vittoria del premio Saatchi & Saatchi, presenta una selezione di sculture ed istallazioni in acciaio. Attraverso segni arcaici, ispirati ai graffiti preistorici, Fermariello annulla la dimensione temporale e svela gli archetipi della nostra civiltà. L’immagine del guerriero assurge ad emblema di un uomo che, dalla preistoria sino all’età contemporanea, ha sempre volto l’animo al potere, al possesso, al dominio sull’altro.

Tra le istallazioni che popolano la piazza d’armi, si segnala per intensità e vigore il fossile gigante, ispirato all’opera di Pino Pascali nel Museo di Capodimonte. Le vertebre del fossile sono figure stilizzate di fedeli oranti, curvi sulle gambe con le mani congiunte. Nella medesima posa figurano i Dioscuri, che non solo parteciparono alla spedizione degli Argonauti e alla conquista di Iolco, ma espressero la propria umanità nell’amore fraterno che li congiunse, fino alla morte in battaglia. Le limpide sagome dei Dioscuri, nell’opera di Fermariello, richiamano due cigni che aleggiano nello spazio del mito. Un omaggio a Jannis Kounellis è il mulino a vento, che idealmente purifica l’aria dai sedimenti e dalle scorie del nostro tempo. Nella sala interna, uno stormo di rondini sovrasta una grata di metallo, da cui s’intravede un polveroso deposito di statue: un segno di speranza e di riscatto per un passato sepolto. In tutte le opere si legge la ricerca di un segno essenziale, espressione pura del pensiero umano, e la volontà di forzare i margini, fendere la superficie, invadere lo spazio.

Presto Fermariello sarà a New York con una personale all’Istituto Italiano di Cultura ed un’istallazione a breve distanza da Ground Zero, nella darsena Pier Seventeen.

 

Marco di Mauro