“SINDON ET EROS” ALLA SALETTA ROSSA

 

S’intitola “Sindon et Eros” la mostra collettiva curata da Enzo Ruju presso la Saletta Rossa della libreria Guida di Napoli. Vi partecipano otto artisti – Maria Anna Barretta, Franco Lista, Raffaello Magri, Renato Milo, Enzo Ruju, Roberto Sanchez, Giuseppe Schiattarella e Tina Vaira – i quali hanno saputo interpretare con acutezza ed originalità il difficile tema.

Il fascino della sindone risiede nel suo essere più che un’immagine: è un’impronta analogica che garantisce la continuità del rapporto fisico con la sua “matrice”, le membra di un uomo crocifisso. Nel telo intriso di pigmento si fondono due dimensioni: la materialità dell’impronta e l’ineffabilità di un corpo che è svanito, eppure è ancora visibile. In questa dualità risiede il legame profondo con l’eros, che pure possiede una dimensione fisica ed una spirituale: se la passione del corpo si riduce alla mera concupiscenza, ovvero se l’eros non è permeato di ethos, l’uomo non può accedere a quella pienezza erotica, che significa lo slancio verso l’assoluto. Dunque la sindone e l’eros sono congiunti da un sottile filo rosso, che gli artisti in mostra hanno saputo cogliere e rappresentare con sapiente manualità. Nell’opera di Giuseppe Schiattarella, la sindone diventa il lenzuolo che avvolge una coppia di amanti, ripresi nell’intimità dell’atto amoroso. Con disegno agile e nervoso, l’artista ci fa sentire la “rude” sensualità dei corpi, agitati da un erotismo vibrante, a fior di pelle, che contorce le membra in un impeto di passione. Nell’opera di Enzo Ruju, la sindone si traduce nella federa di un cuscino, profondamente segnato da una lama. Il taglio allude alla morte, ma può anche suggerire il passaggio verso l’aldilà, il superamento della materia per accedere a una dimensione ulteriore. Nell’opera di Maria Anna Barretta, la sindone è assimilata al burqa di una donna islamica, che malgrado le imposizioni religiose, afferma la sua invitta femminilità attraverso gli occhi. Due occhi luminosi e sensuali, teneri nel cullare lo sguardo di chi li ammira, e ansiosi di comunicare il proprio essere al mondo esterno.

 

Marco di Mauro