LA GIOVANE ARTE CAMPANA APPRODA A VENEZIA

 

Sbarca nella Serenissima la creatività del Mezzogiorno, grazie al network Itinerari 80, che ha scelto coscientemente la via dell’emergente e del significante. Nel fitto calendario del network, volto a stimolare un pubblico disattento, s’inserisce la collettiva “Tangente laguna”, allestita sino al 18 novembre nella Garage Gallery di Venezia Mestre, con opere di Francesco Capasso, Gemma Cominale, Domenico Napolitano, Rosanna Pezzella ed Antonietta Vaia. I giovani artisti, selezionati da Giancarlo Da Lio e Marco di Mauro, rappresentano le nuove tendenze dell’arte campana, ormai proiettata su orizzonti internazionali.

Francesco Capasso compone le sue opere con i residui di carta abrasiva, affascinato dalla sua proprietà di conservare l’impronta del colore asportato dagli oggetti. I suoi lavori sono solcati da graffi e crepe, che comunicano una sensazione di sofferta precarietà. Le carte abrase accolgono i riverberi di una realtà degradata, che l’artista tende a ricomporre con estremo lavoro di sintesi.

Gemma Cominale, incline alla riflessione esistenziale, traduce la sua intimità in una pittura densa, materica, ravvivata da riflessi metallici e schegge luminose. La sua tavola diventa lo spazio di una proiezione psicologica, che riflette una sensibilità introversa e contemplativa. L’inconscio prende forma nelle superfici che si piegano o si tendono, in una sorta di espressionismo della memoria.

Domenico Napolitano sceglie la via dell’astrazione e riscopre la forza comunicativa del colore. Con una sensibilità visionaria, un fare istintivo e imediato, l’artista accumula e sedimenta i reperti emotivi che affiorano dall’inconscio. I suoi umori, pulsioni, ansie, trepidazioni precipitano sulla tela, in uno scenario mentale che sottende un sapiente equilibrio compositivo.

Rosanna Pezzella compone le sue opere con lastre e schegge di ardesia, composte con fili di cotone. La lastra superiore è aperta da una crepa, una ferita lacerante che i deboli fili di sutura non possono rimarginare. Attraverso la crepa emerge un’ulteriore lastra di ardesia, una realtà parallela e più intima che l’artista vuole indagare, per capire se stessa e le proprie angosce.

Antonietta Vaia ha abolito la figurazione per esaltare la materia, rivelare la sua forza espressiva ed evocativa. Granelli di sabbia, steli secchi, residui cartacei invadono la tela, amalgamati dai colori acrilici. Oltre la materia, uno sguardo in cerca del vero. La consunzione, l’usura, i recuperi sono i segni del nostro passaggio, l’attuale che si tramanda.

 

M. di M.