THE THREE CRISES ALLA GALLERIA AKNEOS

 

Una poetica armatura per respingere le insidie del mondo esterno, una sorta di grembo materno in cui l’artista si sente non solo tutelato, ma anche potenziato nelle sue facoltà emotive e sensoriali. Tale è l’installazione di Telemachos Pateris, dal titolo The three crises, con la quale è stata inaugurata la galleria Akneos di Napoli, nell’ex Seminario dei Nobili in Via Nilo 34. L’artista greco riesce a combinare leggerezza e monumentalità, modellando il ferro con eccellente sapienza artigianale, che gli permette di riformulare lo statuto di quella materia, da simbolo di forza ad elemento ‘organico’, quasi un’appendice del suo corpo. Il ferro perde la sua durezza e la sua gravità per tradursi in una materia all’apparenza duttile e malleabile, che si lascia curvare dal calore delle mani per assecondare gli impulsi passionali dell’artista.

L’installazione, che supera i quattro metri di altezza, è attraversata da un congegno idraulico a circolo chiuso, che trasporta una miscela di sangue, acqua e derivati del petrolio. Il sangue allude alla crisi proteica che l’uomo del paleolitico dovette affrontare intorno al 10.0000 a.C., a causa della drastica riduzione degli animali dopo millenni di caccia. Dopo una fase di cannibalismo, soprattutto in America dove si erano estinte le pecore e le vacche, l’uomo riuscì a superare la crisi mediante l’introduzione degli allevamenti. Invece l’acqua allude alla crisi idrica generata dai grandi regni idraulici della Mesopotamia, dell’Egitto, dell’India e della Cina, che attraverso l’intenso sfruttamento del suolo produssero la desertificazione di intere regioni e modificarono l’ecosistema del pianeta. Infine il petrolio allude alle numerose crisi energetiche della società contemporanea, che tuttavia continua ad ignorare i rischi dell’iper-produzione e dell’iper-consumo. Eppure Telemachos Pateris non si lascia sopraffare dallo sconforto, anzi la sua installazione comunica una voglia di assoluto, una concezione dell’arte come strumento iniziatico per evadere dalla mediocrità del mondo e per ascendere verso una dimensione superiore, ormai libera dai legami con il corpo.

 

Marco di Mauro