LA PUREZZA DI NIOBE AL “SOPPALCO” DI TARANTO

 

Ha riscosso ampi consensi di pubblico e di critica la personale di Teresa Mangiacapra, in arte Niobe, che ha appena chiuso i battenti nella galleria “Il soppalco” di Taranto. L’artista napoletana ha presentato due serie di lavori: la prima dedicata agli angeli, soggetto che predilige per una sorta di affinità elettiva, e la seconda dedicata al Tibet, oggi sotto i riflettori per la rivolta dei monaci buddisti.

Gli “Angeli virtuali”, teneri nel cullare lo sguardo di chi li osserva, per condurlo in un viaggio che accarezza l’infinità dell’ultraterreno, offrono una chiave per rapportarsi al trascendente. Le fragili sculture, chiuse in una teca di vetro, sono inserite in un blocco di tufo che allude alla materia da cui vorremmo evadere. L’opacità della teca crea una dolce aurea di misticismo, che ammanta le sculture e ne esalta l’intima spiritualità. Le esili membra degli angeli, avvolte nel candore della luce, tendono a sconfinare oltre lo spazio che le contiene e le completa.

Le fotografie del Tibet, elaborate al computer senza alterare i dati formali e cromatici, ci fanno sentire il calore di una terra che rappresenta un faro di spiritualità, ultimo baluardo contro le insidie di un mondo cinico e individualista. Elemento ricorrente in queste foto sono i bastoncini d’incenso che bruciano, consumando la materia inerte per affrancare lo spirito soggiacente. Le foto di piccolo formato sono montate su scale metalliche, che idealmente rinviano alla scala di Giacobbe: ponte gettato tra cielo e terra, simbolo della vita contemplativa, immagine della provvidenza divina e della incarnazione di Cristo, la scala, così ricca di significati, è per sua natura rappresentazione di movimento, ascesa, vitalità e congiunzione, capace di condurre sempre in qualche luogo, tensione verso altri spazi, altre dimensioni. Le foto più grandi sono applicate sulle superfici di una piramide, simbolo di mistero e di trascendenza, oppure su vessilli di stoffa che vibrano al vento, come a voler sottolineare la fragile consistenza della materia che non riesce a contenere lo spirito.

 

Marco di Mauro