LE SCULTURE DI NIOBE NELLA TERRA DEL MITO

 

Un luogo denso di risonanze mitiche, affacciato sulle rovine del palatium imperiale di Baia, si prepara ad accogliere le sculture di Teresa Mangiacapra, in arte Niobe. La mostra, patrocinata dalla Regione Campania, sarà inaugurata mercoledì 13 luglio alle ore 19 lungo il percorso esterno dell’hotel Batis, naturale continuazione del parco archeologico di Baia.

Niobe vuole afferrare lo spirito nella sua essenza, lo vuole cogliere nella sua purezza, attraverso l’archetipo che è garanzia di verità. La scarnificazione della figura umana, tenacemente perseguita dall’artista, tende alla ricerca del dato essenziale, del nucleo più intimo, che sfugge alla percezione sensoriale. Niobe mira alla conquista di una levità materiale e formale quale corrispettivo di un modo di essere, di porsi nella società con umiltà e rispetto, senza invadere lo spazio degli altri. Armonie, risonanze, vibrazioni abitano le sue opere, che si collocano nei territori della poesia e dell’immaginario lirico.

Nell’incantevole scenario di Baia, l’artista presenterà una significativa selezione delle sue opere, da “Avalon” alla serie dei “Totem”, dagli “Angeli del silenzio” agli “Angeli virtuali”.

“Avalon”, rigidamente scolpito nel tufo campano, evoca sensazioni misteriose, vaghe, intangibili che toccano le intime corde del nostro essere. Il solenne simulacro, animato da una sensibilità arcaica, risente del richiamo della scultura totemica africana. La frontalità sacrale di “Avalon” fora la dimensione del tempo e della storia, per assumere una dimensione assoluta, che conduce alle radici del sentimento esistenziale.

I “Totem” acquistano, nella rude essenzialità della forma, un valore simbolico ed amuletico, diventano campi di energia, di forza compressa che spinge verso l’esterno. Nelle crepe del legno combusto si leggono i segni del nostro passaggio e la tensione verso l’assoluto, esaltata dalla forma ascensionale. Il totem è il residuo solido di un corpo stremato dal tempo e dall’usura, eppure ancora vivo, ancora dotato di una cocente spiritualità.

Negli “Angeli del silenzio”, Niobe tende ad occupare lo spazio, a dominarlo con una volumetria essenziale che aggetta in tutte le direzioni. Le taglienti sagome ritagliate nel ferro esprimono tensioni monumentali, in cui la forma è una sintesi tra pieni e vuoti, tra zone di luce e zone d’ombra. Nonostante la forza monumentale, l’opera manifesta una straordinaria leggerezza, che tende all’etereo, all’ineffabile, al celeste.

Gli “Angeli virtuali”, teneri nel cullare lo sguardo di chi osserva, per condurlo in un viaggio che accarezza l’infinità dell’ultraterreno, offrono una chiave per rapportarsi al trascendente. Le fragili sculture, chiuse in una teca di vetro, sono inserite in un blocco di tufo che allude alla materia da cui vorremmo evadere. L’opacità della teca crea una dolce aura di misticismo, che ammanta le sculture e ne esalta l’intima spiritualità. Le esili membra degli angeli, avvolte nel candore della luce, tendono a sconfinare oltre lo spazio che le contiene e le completa.

 

Marco di Mauro