TRASCENDENZA E MISTERO NELL’OPERA DI TERESA MANGIACAPRA

 

Si intitola “Vibrazioni su scale di differenze” la suggestiva installazione di Teresa Mangiacapra, allestita sino al 10 giugno nella Sala delle Prigioni di Castel dell’Ovo, a Napoli. Attraverso un video ed una serie di fotografie elaborate al computer, l’artista ci conduce nel cuore del Tibet e ci fa sentire il calore di una terra che rappresenta un faro di spiritualità, ultimo baluardo contro le insidie di un mondo cinico e individualista. Mentre noi proseguiamo nella folle corsa al consumismo, che privilegia l’avere all’essere, la materia allo spirito, il popolo tibetano aspira ad innalzarsi verso una dimensione superiore, consapevole della transitorietà e caducità del mondo sensibile. Tale condizione può essere simbolizzata dai bastoncini d’incenso, che ricorrono nelle foto di Teresa Mangiacapra: quando l’incenso sarà consumato ed anche il suo profumo sarà svanito, che cosa resterà? Nient’altro che lo spazio immutabile, a testimoniare la temporaneità dell’io che, pur sopravvivendo brevemente alla morte del corpo, alla fine svanisce nello spazio della mente. Da questa percezione della vita, radicalmente anti-materialista, discendono i fondamenti della cultura tibetana, che ha sviluppato una speciale attitudine alla tolleranza, al rispetto delle differenze, all’amore per ogni forma di vita. Tutto ciò si riflette nei volti distesi e pacati, negli occhi profondi e sinceri  di uomini, donne, bambini che l’artista ha impresso sulla pellicola.

Le foto di piccolo formato sono montate su scale metalliche, che idealmente rinviano alla scala di Giacobbe: ponte gettato tra cielo e terra, simbolo della vita contemplativa, immagine della provvidenza divina e della incarnazione di Cristo, la scala, così ricca di significati, è per sua natura rappresentazione di movimento, ascesa, vitalità e congiunzione, capace di condurre sempre in qualche luogo, tensione verso altri spazi, altre dimensioni. Le foto più grandi sono applicate sulle superfici di una piramide, simbolo di mistero e di trascendenza, oppure su vessilli di stoffa che vibrano al vento, come a voler sottolineare la fragile consistenza della materia che non riesce a contenere lo spirito.

 

Marco di Mauro