L’ALTRA AMERICA NELLE TELE DI TOM MCGRATH

 

La desolazione delle periferie americane, il manto funereo delle autostrade, l’atmosfera depressa dei motel, spiati dal parabrezza bagnato di un’automobile in viaggio. Sono le vedute del giovane Tom McGrath, che espone alla galleria Lia Rumma fino al 16 luglio. La sua pittura rinnova la tradizione ottocentesca dell’American Landscape, che negli artisti della scuola dell’Hudson, da Thomas Cole a Jasper Cropsey, trovò i suoi maggiori rappresentanti. Tom McGrath è interessato all’anatomia del dato visivo, all’interpretazione dell’ambiente urbano e della sua decadenza, più che alla seduzione estetica, sebbene le sue tele testimonino una lucida padronanza tecnica. Oggetto della sua indagine è l’alienazione della metropoli, nella sua modernità più estrema e inquietante: in primo piano compare il traffico di una highway o un autocarro della Wall-Mart, un motel di Memphis, le agghiaccianti torri di Harlem, immerse con talentuosa messinscena in un’atmosfera enigmatica e surreale. Ogni scena potrebbe essere concepita come un frame cinematografico di un giallo a tinte fosche, o un’austera ripresa di Wim Wenders.

L’acqua che bagna il parabrezza diventa, nelle vedute di McGrath, una lente deformante per interpretare il paesaggio, uno strumento per scomporre la pittura, analizzando la pennellata nei suoi tratti sintetici. L’acqua è anche un pretesto per dissolvere le forme in impalpabili effetti atmosferici, con tocco vibratile e impressionista.

Nel ciclo di opere esposte a Napoli, l’artista americano vive il paesaggio come un luogo interiore. Del dato oggettivo rimane un vago ricordo e lo spazio diventa onirico, mentale ed emotivo ad un tempo. Tale poetica si esprime compiutamente in “Nashville Skyline”, dove Tom McGrath sfida la percezione dello spettatore, costretto ad abbandonare la consapevolezza della visione e reinterpretare lo spazio, attraverso la lente dell’inconscio.

 

Marco di Mauro