UMBERTO MANZO ALLO STUDIO TRISORIO

 

Ritagli fotografici, brandelli di carta e schegge di tela dipinta, una congerie di immagini frammentarie che si rincorrono senza tregua entro uno spazio ideale, configurando un autoritratto interiore denso di citazioni memoriali. Sono le intriganti opere di Umberto Manzo, in mostra allo Studio Trisorio di Napoli sino al 27 novembre. L’artista napoletano, partito nei primi anni Ottanta da una pittura segnata dai moduli espressivi della tradizione novecentesca, è approdato ben presto ad una tecnica originale, basata sulla frantumazione delle immagini e la conseguente ricomposizione entro una compagine nuova, che racchiude in sintesi tutti i dati di partenza. I dettagli fotografici, i segni grafici e pittorici sono tagliati in strisce sottili ed applicati al supporto mediante colle animali, in una composizione fitta ma perfettamente equilibrata che denota un  gusto classico per l’armonia e la misura.

Nelle ultime opere, realizzate tra il 2004 e il 2005, Umberto Manzo rilancia gli strumenti tradizionali del disegno e della pittura, sperimentando cromatismi saturi e brillanti. Abbandona le teche in vetro e le cornici metalliche ma non rinuncia a indagare il corpo, che diviene una soglia dalla quale inoltrarsi verso luoghi profondi e caleidoscopici. Manzo non procede più per addizione di frammenti ma concepisce ogni opera come parte di una trama fitta ed in continuo divenire, nella quale la materia si fonde con l’immagine e si abolisce la distinzione tra linguaggio iconico e aniconico. L’artista ha sviluppato una concezione centripeta dell’opera d’arte, che sollecita l’osservatore a scavare oltre la superficie, a percepire nella elementarità dei segni una complessità di richiami segreti.

 

Marco di Mauro