UTOPIE QUOTIDIANE AL P.A.C.

 

“Utopie quotidiane” è il titolo della mostra che si svolge al Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano fino al 19 gennaio, a cura di Vittorio Fagone ed Angela Madesani. Lungo un ideale percorso che illustra le esperienze più significative del secondo Novecento, sono rappresentati i sogni dell’uomo, la sua storia individuale e sociale dal 1960 ad oggi. Cinquanta artisti italiani e stranieri manifestano, nonostante il divario di scelte stilistiche e tecniche di espressione, una comune aspirazione al mito. Questo il sentimento che unisce gli scatti di Shirin Neshat, esule iraniana impegnata nella denuncia del regime teocratico, ai progetti utopici di Gianfranco Baruchello, che fondò una società “con il fine sociale di coltivare la terra”, fino ai collage di Claudio Costa, che piega gli strumenti dell’arte povera ad una ricerca antropologica sulle radici dell’uomo, sul tempo e sullo spazio come categorie dell’esistenza.

Muovendo dall’esperienza quotidiana, dalle contraddizioni e dai problemi del proprio universo personale, gli artisti elaborano modelli ideali, utopie che travalicano la quotidianità della loro esperienza e si riflettono sul mondo esterno. Un’inversione di tendenza si avverte negli anni Novanta, quando il lavoro degli artisti, pur muovendo da una sensazione di disagio sociale, tende al recupero di una dimensione intima.

Alla rassegna milanese sono presenti due artisti napoletani: Bruno Di Bello, classe 1938, in fase di riscoperta per le sue intuizioni giovanili; ed Eugenio Ferretti, classe 1951, reduce da una serie di mostre in Italia e a Londra. Il nome di Bruno Di Bello figura sul manifesto del Gruppo 58, che operava nel campo dell’arte cinetica e programmata, e sul satirico Manifeste de Naples, che annunciava la fine dell’astrazione come fenomeno vitale. Negli anni dei moti studenteschi, Di Bello sperimentava nuove tecniche su base fotografica, operando un ripensamento sulla tradizione dell’avanguardia. Così nascevano le due opere in mostra: “Partita a scacchi”, elaborazione di una foto che ritrae Duchamp e Man Ray, e “Variazioni su Paul Klee”, da una foto del maestro tedesco. “La mia ricerca – osserva Di Bello – fu oscurata dal fenomeno della transavanguardia, fino ad essere riscoperta dalle nuove generazioni, che guardano con interesse alla fotografia.”

Eugenio Ferretti porta avanti una riflessione sulla metafisica della memoria, sull’irriducibile opposizione tra la ragione del giorno e la verità della notte. Il dittico in mostra, presentato nel 2000 alla galleria Valsecchi di Milano, nasce da colate di vinavil su matrici di legno. Le due tavole rappresentano la luce del giorno, metafora del pensiero razionale, e l’oscurità della notte, metafora del sogno che libera l’inconscio. La notte diventa sfera d’azione delle più intime pulsioni, che non si lasciano irreggimentare o reprimere dalle leggi sociali.

 

Marco di Mauro