IN CASTEL NUOVO LA SUBLIME PITTURA DI VALERIA CORVINO

 

Sublime. Non vi sono termini più calzanti per definire la pittura classica e sensuale di Valeria Corvino, in mostra sino al 26 febbraio nella Sala Carlo V di Castel Nuovo. L’artista napoletana trae ispirazione dalla statuaria greca e romana, ma esprime una tensione emotiva, un’amletica inquietudine, un’ansia di conoscenza che sono connaturate all’uomo contemporaneo. La gravità delle figure monocrome è riscattata dal colore delle labbra o dal drappo rosso che sfiora le membra: una nota di leggerezza che annulla la retorica neoclassica e trasporta i modelli antichi in una dimensione attuale. Il recupero della forma non è semplice rappel al’ordre, né mera opposizione al dilagare del caos, del mediocre, dell’informe, bensì vuol essere un espediente per esaurire il proprio bisogno di espressione. La forma classica, dunque, risponde alla volontà estrema di costringere il tumulto dei moti interiori nei margini di una figura equilibrata, armonica, statuaria. Il solido impianto della figura riflette un’intima ricerca, tesa alla costruzione della propria identità.

In “Piercing”, l’artista delinea un volto di donna con una chiave nell’occhio destro, che allude alla possibilità di penetrare lo sguardo, di percepire l’anima nell’armonia del volto. “Passione II” è la rappresentazione di un torso virile, che traduce lo slancio d’amore nella rotazione del corpo e nella tensione dei muscoli, dalla forte struttura anatomica. In “Narciso”, il divino figlio di Cefiso è ritratto in posa frontale, come un velocista ai nastri di partenza. È un Narciso insoddisfatto di sé, che non guarda la sua immagine riflessa nell’acqua, ma volge gli occhi in avanti, verso nuove sfide ai limiti dell’umano. Il Narciso di Valeria Corvino è piuttosto l’Ulisse omerico, che si spinge oltre le Colonne d’Ercole per sondare l’ignoto, per inseguire “virtute e conoscenza”.

 

Marco di Mauro