LA NEO-FIGURAZIONE A CERRETO SANNITA

 

Si è appena conclusa, nelle antiche prigioni di Cerreto Sannita, presso il Palazzo del Genio, la mostra di Igor Verrilli e Sara Cancellieri. La doppia personale, curata da Gianfranco Matarazzo, ha messo a confronto due giovani protagonisti della neo-figurazione: Igor Verrilli con la sua pittura caustica e irriverente, Sara Cancellieri con i suoi ritratti straniti e alienati. Il primo mette in scena la commedia dei vizi e delle vanità con una descrizione inflessibile, impietosa, che indugia nelle viscide cavità dell’essere umano, dove si annidano menzogne, ipocrisie, falsità. Emblematica della sua poetica è quella testa di donna che emerge da un vaso, che ironicamente l’artista ha intitolato “Lasciatemi grattare in pace”. Attraverso il titolo, che assume un ruolo centrale, in quanto suggerisce una possibile chiave di lettura, Igor ha voluto sottolineare ciò che non si vede, ovvero quella parte di sé che l’uomo tende a nascondere sotto la maschera delle apparenze. Il dipinto sembra ispirato alla famosa “Testa di San Giovanni Battista nel bacile” di Battistello Caracciolo, capolavoro del naturalismo seicentesco, mostrandoci come l’artista sannita riesca a coniugare le sue radici culturali con una sensibilità contemporanea.

I ritratti di Sara Cancellieri, dipinti a monocromo sulla tela o modellati nell’argilla, ci presentano un’umanità dimessa: volti pallidi e segnati dalle rughe, rivelati da una luce tagliente che ne esalta i difetti, volti che ci scrutano con aria stranita e titubante, volti che ci interrogano per sapere chi sono e chi siamo. L’artista insiste con analisi impietosa sulla gelida espressività dei volti, icone dell’attualità in recita solitaria, che si trascinano a tentoni per una vita fiacca e priva di slanci. Quei personaggi sono pienamente calati nella nostra realtà, dove non c’è spazio per sognare, per illudersi, per volare con la fantasia in mondi nuovi, che possano sgravare la mente dalle angosce quotidiane.

 

Marco di Mauro