LA GALLERIA TIZIANA DI CARO APRE ALLA RICERCA

 

II giovane Holden, protagonista dell’indimenticabile romanzo di Salinger, lottava contro l’ipocrisia, il conformismo, le rituali convenzioni della società borghese, da cui cercava di evadere rifugiandosi nella solitudine. Allo stesso modo, i sei artisti selezionati da Simona Brunetti per la galleria Tiziana Di Caro di Salerno, tendono ad alterare i meccanismi percettivi per sottrarsi al dominio dell’immagine e individuare il nocciolo esistenziale che vi è sotteso. La visione del mondo esterno, dunque, diventa il risultato di un processo di interpretazione senza fine, al quale concorrono non solo le sue caratteristiche oggettive e intrinseche, ma anche gli apporti creativi e costruttivi dell’artista.

La rassegna si apre con un video di Katja Loher che, servendosi di minuscole figure che si uniscono per comporre domande senza risposta, lancia un monito per la salvaguardia del pianeta e del suo fragile ecosistema. Segue un esteso campionario di cucce per cani, disegnate da Rosario Vicidomini, che allude alla casa come luogo del vivere, a prescindere dai suoi valori estetici e formali. Anche Pierfrancesco Solimene elabora una forma tradizionale, quella del vaso di ceramica, per liberare l’archetipo dalla moltitudine di segni che affollano il nostro immaginario: sono i segni ridondanti di cui si serve la società dei consumi per veicolare i suoi messaggi di propaganda. Invece Zoulikha Bouabdellah utilizza il linguaggio verbale per rompere il silenzio sui conflitti che affliggono l’umanità, lontano dai clamori dei mass-media. Sono conflitti interni ed esterni, che Luisa Rabbia rappresenta come un groviglio inestricabile al quale l’uomo può soltanto soccombere, curvandosi sotto il suo peso. Infine Damir Oĉko, dopo aver occupato un ospedale incompiuto dell’ex Jugoslavia, si rassegna all’impossibilità di dar vita a una struttura che non nasce dall’iniziativa del popolo, ma dalla propaganda politica di un regime fallito. La fredda monumentalità della struttura è il simbolo di quell’efficienza che la dittatura di Tito non ha mai raggiunto, eppure non ha mai smesso di ostentare per illudere i cittadini oppressi.

La mostra, che coinvolge artisti di varia nazionalità, eppure uniti da un comune sentire, sarà visitabile fino al prossimo 31 luglio.

 

Marco di Mauro