UNA SENSIBILITÀ ESTROVERSA

 

Nove artisti a confronto, giovani emergenti selezionati da Cynthia Penna tra l’Italia e gli Stati Uniti, si presentano al pubblico napoletano nella nobile cornice di Villa Di Donato. I nove artisti, accomunati da una sensibilità estroversa, tesa ad interrogare il mondo esterno alla ricerca del vero, sono Marco Abbamondi, Caterina Arciprete, Maria Anna Barretta, Fabio Borrelli, Steve Burtch, Stefano Ciannella, Daniela Morante, Deborah Salt e Maria Grazia Zanmarchi.

Marco Abbamondi impiega materiali duttili come la calce per esprimere, attraverso linee crescenti che sembrano risuonare nello spazio, il senso di una fluidità magmatica e di una materica propensione alla tridimensionalità. I suoi rilievi aspirano ad occupare lo spazio, a conquistarlo con la solidità di una fabbrica e la sinuosità di un’edera rampicante. La composizione pittorica di Caterina Arciprete è tutta giocata su elementi simbolici che rinviano alla sfera semantica dell’amore e della maternità: l’occhio che osserva e vigila, il cuore che si espande e si compenetra nello spazio, la piuma sospesa nell’aria da cui si lascia cullare. Maria Anna Barretta presenta un’opera di forte impatto emotivo, "Sindon et Eros", che invita a riflettere sulla dirompente sensualità della donna, che nemmeno il burqa può cancellare. La chiave di lettura è nel titolo stesso: alla parola "sindon", che allude al burqa in quanto lenzuolo che avvolge un corpo senza vita, si contrappone la parola "eros", che allude invece alla sensualità degli occhi, primo veicolo di espressione della donna islamica. Fabio Borrelli riflette, con pungente ironia, sulla manipolazione della natura attuata dall’uomo con scellerato ottimismo. Il risultato di questa evoluzione è una gallina bianca, grassa e opulenta, che mangia barrette di cioccolato Kinder e produce uova di cioccolato Kinder. Steve Burtch associa ad un vocabolario di segni minimali, dei trucchi percettivi che rinviano all’arte cinetica e in particolare alle ricerche di Victor Vasarely e del Gruppo T. Una componente essenziale della sua opera è la vibrazione del supporto e la conseguente vibrazione della luce su di esso, che produce una percezione dinamica, la percezione della vita che si lega indissolubilmente alla creazione artistica. Stefano Ciannella presenta due negativi fotografici, in cui l’oggetto sembra dissolversi nel nulla, sia per la trasparenza della lastra, sia per i riflessi luminosi del vetro. All’ineffabilità del negativo si contrappone la pesante rigidità del supporto metallico, segnato dalla ruggine che è una traccia del nostro passaggio, della vita che scorre dentro e fuori l’opera d’arte. Daniela Morante visualizza il proprio cammino interiore in un circuito energetico, che porta con sé petali di fiori variopinti, delicati rimandi ai momenti più belli. Laddove non si lascia trasportare dal puro compiacimento formale, l’artista sfiora vertici di sofisticata eleganza e di estenuato lirismo. Deborah Salt adotta un vocabolario geometrico minimale, assolutamente neutro e non rappresentativo, che si fonda sulla combinazione di linee rette e campiture uniformi. Le possibilità di esplorazione dell’artista risiedono solo nell’ars combinatoria, che si concretizza nelle relazioni tra la superficie della tavola, i fasci di luce che l’attraversano e le ombre che proietta sulla parete. I pannelli di Maria Grazia Zanmarchi, infine, sono costituiti da frammenti di vita, schegge di un passato mai del tutto rimosso, che l’artista cerca di trattenere immergendoli nella sua pittura. Su tutto domina il bianco, il colore dell’anima, il nulla che sta prima della nascita e che si ripropone, ciclicamente, dopo la fine di un ciclo.

 

Marco di Mauro